CIAMPI RISPONDE ALLE ACCUSE DI BERLUSCONI: “PERCHE’ MI IMPLORO’ DI ACCETTARE IL SECONDO MANDATO?”

CIAMPI RISPONDE ALLE ACCUSE DI BERLUSCONI: “PERCHE’ MI IMPLORO’ DI ACCETTARE IL SECONDO MANDATO?”

ROMA, 11 DIC. – «Faccio fatica a commentare sortite così inqualificabili, che riflettono tempi molto tristi»: questo è il primo commento dell’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi agli infuocati attacchi rivolti da Berlusconi alle istituzioni italiane. Il premier ieri, durante un intervento di fronte al Partito Popolare Europeo, si è scagliato contro quello che ha definito il “partito dei giudici”, contro la Magistratura, la Corte Costituzionale e contro gli stessi Presidenti della Repubblica, colpevoli di aver nominato giudici costituzionali di sinistra.
«Stavolta – continua Ciampi – ci sarebbe quasi da valutare se chi lancia questo genere di accuse sia davvero ‘compos sui’, vale a dire pienamente padrone di sè. Per quel che mi riguarda, poi, mi verrebbe voglia di rivolgere una domanda al premier: perchè mai venne nel mio studio, il pomeriggio del 3 maggio del 2006, accompagnato da Gianni Letta, a implorarmi di accettare il rinnovo del mandato da capo dello Stato? Perché lo fece, se mi considerava un uomo di parte, di sinistra?»
Ciampi spiega poi le motivazioni delle sue nomine: «Chi ho nominato, io? Il primo fu Giovanni Ma¬ria Flick, e dopo di lui Franco Gallo, Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro. Tutti giuristi stimatissimi e di chiara fama, scelti non per un gioco di bilancino politico e dopo un’inchiesta interna sulle ideologie sulle quali si erano formati, ma soltanto in base a criteri di competenza tecnica. Si spulci pure il curriculum di ciascuno di loro per vedere se possono sul serio essere definiti dei passionari di una fantomatica sinistra».
Infine per rispondere all’attacco di Berlusconi, secondo cui lo stesso ex presidente sarebbe “di sinistra”, Ciampi ripercorre la sua vita politica: «A parte un biennio nel Partito d’Azione di Livorno subito dopo la guerra, sono sempre stato un uomo delle istituzioni. E lo testimoniano i miei 47 anni alla Banca d’Italia, che lasciai nel 1993 per guidare un governo con un orizzonte di pochi mesi, un governo tecnico e di transizione e interpartitico, che doveva affrontare l’emergenza economica. Quando poi ho fatto il ministro dell’Economia, c’era di mezzo il traghettamento dell’Italia nell’ euro».
L’ex presidente conclude l’intervista al Corriere della Sera con una nota di rammarico: «Abbiamo tanti problemi da risolvere – dalla crescente disoccupazione ai debiti delle famiglie, dal gap nella crescita industriale a quello sulla produttività – eppure dissipiamo le nostre energie in un conflitto permanente. Sono un uomo di pace, ma anche di verità. E oggi più che mai, per smontare queste nuove mistificazioni, ciò che conta è solo raccontare la verità»

Fabio Tamburrini

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