FASSINO INTERCETTATO CON CONSORTE: DI PIETRO DENUNCIA, PARTE L’INCHIESTA

FASSINO INTERCETTATO CON CONSORTE: DI PIETRO DENUNCIA, PARTE L’INCHIESTA

MILANO, 11 DIC. Un’intercettazione che, in quel momento, non era depositata agli atti, né trascritta e neppure riassunta: si trattava di  file audio noto, esclusiva­mente, ai pm e alla Gdf. La natura indisciplinata non è per il momento nei contenuti della telefonata, per ora, quanto nell’ accesso abusivo al sistema informatico nel 2005, ossia rivelazione di segreto d’indagi­ne e corruzione. Queste le ipotesi di reato iscritte nell’inchie­sta-bis che la Procura di Mila­no, dopo aver fallito all’epoca nell’individuazione del pubblico ufficiale considerato “talpa”, sta conducen­do dal 3 ottobre a partire da una denuncia di Antonio Di Pie­tro. Il retroscena è la fuga di notizie nell’indagine Antonve­neta che sarebbe culminata nel­la pubblicazione il 31 dicembre 2005, su Il Giornale di proprie­tà di Paolo Berlusco­ni e della Mondadori, di una intercettazione del lu­glio 2005 tra il n.1 di Unipol Giovanni Consorte e Piero Fassino, all’epoca leader del partito (Ds) contrapposto a quello di Berlusconi.

La vicenda – Da mesi Fabrizio Favato, imprenditore con altrettante vicende giudiziarie non chiare al­le spalle, rende nota a giornalisti, magistrati, avvocati e politici la sua verità. Lui e Roberto Raffaelli, amministratore della Research Con­trol System (società che avrebbe svolto intercettazioni per i pm) sa­rebbero andati ad Arcore, la vi­gilia di Natale 2005, portando a Paolo e Silvio Berlusco­ni la telefonata pubblicata 7 giorni dopo da Il Giornale.

Sembra che nell’estate 2009 —  per promesse fatte e non mantenute — Favato si sia rivolto a Milano in un settimanale e poi ad un quotidiano di Roma senza ottenere alcun risultato. Alla base sembrano esserci anche tentativi di patteggiamento con i pm dell’antimafia milanese ai quali sarebbe stata raccontata tutt’ altra storia che si riallaccia al seque­stro nel 2007 (sventato in extre­mis dall’arresto dei rapitori) di un ex socio di Paolo Berlusco­ni. Ma giunto all’ufficializzazione degli atti sembra non voler verbalizzar­e. Nuovo contatto:  un altro pm del pool finanziario,  ma ancora volta rifiuta il verbale. Si rivolge poi a Raffaelli. Poi va da un avvocato dello studio padovano dell’on. Niccolò Ghedini, il legale di Berlusconi il quale dichiara, qualche giorno fa appena, “le indagini dimostreranno la totale estraneità alla pubblica­zione” dei fratelli Berlusconi. Alla fine giunge dal leader dell’Idv, Di Pietro. Sabato 3 ottobre l’ex pm del pool Mani pulite si presenta dai suoi ex colleghi, al pm di turno dice di voler fare una de­nuncia, viene indirizzato al pro­curatore aggiunto di turno (Tar­getti), e gli riferisce a verbale il racconto prospettatogli da Fa­vato. Sulla base di questa de­nuncia di Di Pietro, il pm De Pa­squale imposta gli atti urgenti d’indagine, trasmessa al procu­ratore Minale al suo ritorno in ufficio da una decina di giorni di assenza, e infine assegnata a un pm (Meroni) del pool reati contro la pubblica amministra­zione. Favato, purtroppo, di fronte ai magistrati si avvale della facol­tà di non rispondere: suo fi­glio, avvocato che ne assume la difesa, subisce in studio una perquisizione (come non inda­gato) che non trova il file au­dio.

Ieri Raffaelli, con i suoi difensori Luigi Liguori e Alessandro Campilongo, ha chiesto un rinvio dell’interroga­torio sull’accusa di accesso in­formatico abusivo. Ne­ga di essere la “talpa”; e sostiene che l’incontro di Arco­re ci fu davvero, ma che avreb­be avuto a oggetto solo il pro­getto commerciale di una espansione della sua società sul mercato istituzionale in Ro­mania, per cui puntava sull’ appoggio e ­l’interessamento da parte di Berlusconi, essendo quest’ultimo in ottimi rapporti con l’allora primo ministro romeno.

Rita A. Cirelli
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