Covid-19 e indifferenza politica: in Brasile si sta consumando un genocidio? Circa 80mila decessi: situazione politico-sanitaria del Brasile e una testimonianza preoccupante

Pandemia di Covid-19, crisi economica e turbolenza politica: una vera e propria tempesta si è scatenata sul Brasile, creando un panorama di forte incertezza nel paese sudamericano. Già ad aprile qualcuno aveva previsto lo scenario drammatico di oggi. Il Brasile era già candidato ad essere uno dei paesi più colpiti a causa di una serie di fattori: le sue dimensioni geografiche e demografiche; il tessuto urbano delle grandi metropoli con le sue immense favelas, dove l’assembramento è inevitabile; le condizioni igienico sanitarie precarie; le lacune del sistema di salute pubblico; le forti diseguaglianze sociali; il quadro politico e il suo presidente, Jair Bolsonaro.

Ora che la profezia si è avverata e che il Brasile è realmente il paese più colpito al mondo, il primo scenario da considerare è quello economico. Le previsioni più ottimistiche parlano di una flessione del Pil dell’8% per il 2020, quelle più negative dicono 12%. In ogni caso, sarà un colpo gravissimo per chi stava faticosamente cercando di uscire dalla recessione iniziata nel 2016. Certo è che il Paese uscirà dalla pandemia più povero, più indebitato e ancor più diseguale.

Attualmente la situazione virologica in Brasile è drammatica, il negazionismo di Bolsonaro non ha bloccato il dilagare della malattia. Attualmente, il Covid-19 ha colpito ben 2.098.389 persone (tra cui lo stesso presidente), e ha causato circa 80mila decessi.

IN BRASILE SI STA CONSUMANDO UN GENOCIDIO? LA TESTIMONIANZA

Forse l’errore principale del presidente è stato quello di negare la forza distruttiva della pandemia, addirittura invitando i suoi rumorosi sostenitori a entrare di forza negli ospedali per verificare di persona se i letti di terapia intensiva fossero effettivamente occupati. L’approccio di Bolsonaro sta causando allarmismi. Importante, un appello arrivato in una lettera aperta all’Adnkronos. Si tratta della testimonianza di Frei Betto, frate domenicano e scrittore, consulente della FAO e di movimenti sociali. Betto afferma come, in Brasile, si stia consumando un vero e proprio genocidio. “Questo genocidio non scaturisce dall’indifferenza del governo Bolsonaro: è intenzionale. Bolsonaro si compiace dell’altrui morte”. 

Frei Betto ricorda inoltre che l’8 luglio Bolsonaro ha stralciato degli articoli dalla legge, approvata dal Senato, che prevedevano per il governo l’obbligo di fornire acqua potabile e prodotti per igiene e pulizia, l’installazione di internet e la distribuzione di beni di prima necessità, semi e attrezzi agricoli, ai villaggi indigeni. Ha inoltre cancellato i fondi per l’emergenza destinati alla salute dei popoli indigeni, oltre che per facilitare l’accesso di indigeni e popolazioni quilombola, al bonus emergenza di 600 real (circa 100 euro) per tre mesi. Ha ancora cancellato l’obbligo a carico del governo di offrire un maggior numero di posti letto negli ospedali, ventilatori e macchinari per l’ossigenazione del sangue ai popoli indigeni e quilombola. Indigeni e quilombola sono stati decimati dalla crescente devastazione socioambientale, in particolar modo in Amazzonia.“Vi prego di divulgare al massimo questo crimine contro l’umanità”, conclude il frate domenicano.

La testimonianza la dice lunga e dimostra come l’indifferenza politica e la mancanza di attenzione verso la drammatica situazione e le numerosissime perdite in termini di vite umane stia letteralmente lacerando un intero paese. Al di là delle considerazioni, delle testimonianze, delle analisi, c’è solo una grande e triste verità: Il Brasile, ora, piange i suoi morti e nessuno sa dire con esattezza quando tutto questo avrà fine.

Alessandra Santoro

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