Israele, qual è l’attuale situazione politico-sanitaria?

Il territorio israeliano ospita, ormai da anni, una delle questioni più complesse, spinose e drammatiche della storia contemporanea. Israele è una zona di tensione permanente all’interno dello scenario politico-internazionale, con anni e anni di scontri, violenze e guerre a intervalli regolari.

Non è solo, però, l’eterna lotta con la storica rivale Palestina, lotta insieme storica, geografica e politica, a dominare i primi posti dell’agenda israeliana, ma anche situazioni inerenti alla gestione politica interna.

ISRAELE, EMERGENZA CORONAVIRUS

Stando a quanto dichiarato dal ministro della sanità israeliano, Yaakov Litzman, risultato anch’egli positivo assieme a sua moglie Chava, i casi positivi di Coronavirus in Israele sono saliti a 13.883, mentre i decessi hanno raggiunto la cifra di 181. I malati gravi sono 142, 113 di essi sono in rianimazione. Le guarigioni sono salite a 4.353.

ISRAELE, LA SITUAZIONE POLITICA INTERNA

Israele ha vissuto un periodo di grande crisi politica, forse il primo così forte in tutta la sua storia, giunto persino alla chiusura dell’assemblea parlamentare Knesset, giustificata con la lotta all’emergenza Coronavirus. La situazione è diventata ancora più precaria dopo l’approvazione di misure tecnologiche di lotta al virus affidandone la gestione allo Shin Bet (servizio segreto interno), ritenute lesive della privacy, senza che la Knesset potesse vagliarle.

Per giungere alla formazione di quello che oggi, in Israele, è un nuovo Governo, sono state necessarie, quindi, oltre che lotte politiche intestine, ben tre tornate elettorali. Tre elezioni politiche in meno di un anno e la necessità di fronteggiare una pandemia globale che sta mettendo in ginocchio il mondo, perchè il premier e leader del partito conservatore Likud, Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, l’ex capo di stato maggiore e leader del partito di centro Blu e Bianco si mettessero d’accordo per formare un Governo sotto il segno dell’unità nazionale, proprio come voleva il presidente della Repubblica di Israele, Reuven Revlin. Il primo a guidare il governo per 18 mesi sarà l’attuale premier, poi toccherà a Gantz. In tutto ci saranno 36 ministri: a Blu Bianco vanno gli esteri, la giustizia e l’economia; al blocco della destra le finanze, la sicurezza interna e la sanità.

Tale accordo è destinato a rimettere in moto un Paese bloccato a lungo dalla crisi politica caratterizzata dalla contrapposizione tra i due schieramenti di destra e centrosinistra, aggravata anche dalla incriminazione formale per corruzione, frode e abuso di potere di Netanyahu che a maggio dovrà affrontare le accuse in tribunale a Gerusalemme.

Nell’intesa sono state inserite due questioni storiche e imporanti per Israele. La prima si intreccia proprio con lo storico conflitto con la Palestina, e riguarda la volontà del premier israeliano di provare a confermare l’annessione, grazie al via libera fornito dal Piano di pace di Trump per il Medio Oriente, della Valle del Giordano e degli insediamenti ebraici in Cisgiordania. La seconda, utile proprio a Netanyahu alla luce della sua incriminazione, è la Commissione della Knesset sulla nomina dei giudici la cui presidenza dovrebbe andare ad un parlamentare gradito al Likud che ne avrebbe la maggioranza.

LE PROTESTE CONTRO IL NUOVO GOVERNO

“Abbiamo impedito una quarta tornata elettorale. Difenderemo la democrazia. Combatteremo il Coronavirus e avremo cura dei cittadini di Israele”, questo il messaggio diffuso da Benny Gantz. Ma in realtà, la popolazione israeliana non la vede in questo modo. Migliaia di persone a Tel Aviv, infatti, sono scese nella celebre Piazza Rabin, proprio per opporsi alla formazione del nuovo governo.

Tenendosi a due metri di distanza l’uno dall’altro, come ha imposto la polizia, urlando slogan attutiti dalle mascherine migliaia di protestanti sono scesi in piazza mossi dal rischio che questo Esecutivo possa mettere in pericolo la democrazia. Tra questi ci sono soprattutto gli elettori che avevano scelto Benny Gantz e si sono sentiti traditi dall’alleanza stretta all’ultimo minuto con Netanyahu. Un tradimento non solo per loro, ma anche per influenti membri del partito Blu e Bianco. Gantz, infatti, che fino all’ultimo aveva posto una condizione inderogabile , ovvero che Netanyahu, un uomo incriminato per tre casi di corruzione, non potesse far parte di alcun Governo di unità, ha fatto un passo indietro, cedendo e accettando tale alleanza.

Non sono poi mancate le critiche per quella che è stata considerata una cattiva gestione dell’epidemia di Covid- 19.

ISRAELE SI FERMA PER IL “GIORNO DELLA MEMORIA”

Nonostante le lotte, le crisi interne e il lock down causa Coronavirus, la popolazione israeliana resta ancorata alle proprie tradizioni. Stamattina alle 10 si è fermata al suono della sirene, per il Giorno della memoria, che ha commemorato i 6 milioni di ebrei uccisi durante la Shoah dai nazisti e dai loro alleati.

Ovunque fossero, gli israeliani si sono alzati in silenzio chinando il capo in rispetto e memoria. Molte le persone che, chiuse a casa per le restrizioni imposte dalla lotta al Coronavirus, sono apparse ai balconi e sulle terrazze. Il giorno della Shoah resta comunque una delle date più solenni del calendario israeliano.

ISRAELE, TREGUA SENZA PACE

Israele sembra aver ottenuto un governo, ma, soprattutto, un budget nazionale che manca ormai da tempo e che risolve, almeno per ora, quel limbo legislativo, economico e governativo in cui versava la sua condizione politica.

Ma troppe cose restano ancora irrisolte. Il popolo continua a sentirsi tradito dai suoi rappresentanti e a veder minata la propria democrazia, e, oltretutto, il riproporsi costante dei conti in sospeso con la Palestina, che il progetto di Trump sembra aver solo attutito dal punto di vista economico, ma che lascia ancora irrisolte molte questioni politiche e territoriali.

Per cui, Israele ha raggiunto la sua stabilità, o quella attuale è solo una condizione temporanea di tregua senza ancora il profumo di una pace definitiva?

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