Dati su Coronavirus, la situazione nel mondo

Dati Coronavius: la situazione nel mondo
Dati Coronavius: la situazione nel mondo

Secondo i dati sul Coronavirus diffusi dalla Johns Hopkins University, sono 800.049  i casi confermati, con 170.325 pazienti guariti. Il bilancio delle vittime è di 38.714.

In Usa salgono i morti

Salgono a più di tremila i morti negli Stati Uniti. Secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University, a New York si contano 1.329 decessi. Secondo la Cnn, solo ieri si sono contate 574 vittime in tutto il Paese. Secondo Trump il picco dei contagi negli Usa sarà tra due settimane. “I prossimi 30 giorni saranno vitali. Il futuro è nelle vostre mani”, ha insistito Trump rivolgendosi agli americani e invitandoli a rimanere a casa.

Nonostante ciò, gli Stati Uniti pensano a dare anche aiuti agli altri Paesi. Si spiega così l’invio all’Italia di strumenti e prodotti sanitari per 100 milioni di dollari, compresi i nuovi kit per i test veloci prodotti dalla Abbott.

Dati Coronavirus: la più giovane vittima europea

Purtroppo il Coronavirus inizia a mietere vittime anche tra i giovani. Si è ulteriormente abbassata la fascia di età delle vittime. Dopo il quattordicenne deceduto in Portogallo, è la volta di una dodicenne in Belgio.

“Oggi abbiamo un annuncio difficile da comunicare. Perché si tratta di una bambina”, ha detto il virologo Steven Van Gucht, “Pensiamo alla sua famiglia e ai suoi cari. È un evento raro che ci sconvolge. Le condizioni della ragazza, risultata positiva al coronavirus, sono peggiorate dopo tre giorni di febbre”. 

In Spagna ci sono stati quasi 10mila positivi in un giorno. Dopo cinque giorni di rallentamento, i numeri della Spagna si avvicinano a quelli dell’Italia. Come ha indicato il ministero della Sanità, le vittime dell’epidemia sono salite a un totale di 8.189.

Oms: situazione tutt’altro che finita

“Pur con tutte le misure adottate, il rischio di trasmissione nella regione asiatico-pacifica non andrà via finché la pandemia continua”, ha dichiarato Takeshi Kasai, direttore regionale per il Pacifico occidentale presso l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). “L’epidemia è tutt’altro che finita in Asia e nel Pacifico. Questa sarà una battaglia a lungo termine e non possiamo abbassare la guardia. Abbiamo bisogno che ogni Paese continui a prepararsi per la trasmissione su larga scala”.

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