SPATUZZA, DOMANI IN AULA I FRATELLI GRAVIANO SULLE ACCUSE A BERLUSCONI

SPATUZZA, DOMANI IN AULA I FRATELLI GRAVIANO SULLE ACCUSE A BERLUSCONI

ROMA, 10 DIC. –  Dopo aver ascoltato il pentito Gaspare Spatuzza, secondo il quale Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri avrebbero concluso importanti accordi con Cosa Nostra, i magistrati di Firenze interrogheranno nuovamente i fratelli Graviano. I due capomafia, oggi all’ergastolo, sarebbero la fonte delle informazioni rivelate dal collaboratore di giustizia. I pm fiorentini sono intenzionati a sottoporre le dichiarazioni di Spatuzza ai due capimafia, che  venerdì saranno chiamati a confermare o smentire quanto affermato dal pentito.

L’esito degli interrogatori è tutt’altro che scontato, in quanto Filippo e Giuseppe Graviano non si sono mai dissociati dalla mafia e pertanto ogni loro dichiarazione dovrà essere interpretata alla luce della loro affiliazione a Cosa Nostra. Finora i due boss hanno negato o taciuto su ogni aspetto riguardante il coinvolgimento di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Fatto del tutto naturale per dei mafiosi che non hanno mai ammesso la propria appartenenza all’organizzazione e che tuttora rivendicano la propria innocenza per i delitti e gli attentati per i quali sono stati condannati all’ergastolo. Entrambi tuttavia hanno pronunciato frasi ambigue che hanno tutto l’aspetto di veri e proprio messaggi in codice. Spetterà agli inquirenti decifrarli.

Giuseppe Graviano, quello che secondo Spatuzza trattava direttamente con Dell’Utri e Berlusconi, ha dichiarato che «dobbiamo vedere cosa c’è dietro a quello che sta dicendo Spatuzza». «Trovate i veri colpevoli. Si parla sempre colletti bian­chi, colletti grigi e… sono sempre innocenti i poveri disgraziati». Ma appena i Pm gli hanno chiesto se avesse qualcosa da dire sui «col­letti bianchi» s’è ritratto, facendo però intra­vedere altri scenari: «Io non lo so. Poi stia­mo a vedere se… qualcuno ha il desiderio di dirlo, che lo sa benissimo».

Anche Filippo Graviano si pro­clama innocente: «Le mie colpe non sono quelle per cui sono stato condannato, in par­ticolare in questo processo (cioè per le stra­gi, ndr ) ». Si definisce un «danno collaterale» delle inchieste e sui fatti raccon­tati dal pentito smentisce; quando il pentito rivendi­ca che «nessuno mi può dire infa­me, perché non sto infamando nessuno», Filippo Graviano annuisce: «Ma assolutamente… So­no contento che tu hai ritrovato quella pace interiore…». Quanto al suo passato di mafio­so tace e ammette che la sua unica colpa è di aver cercato di accumulare soldi, perché gli piaceva spen­derne. Poi ribadisce «di stragi non ne so, di omicidi non ne so. E mi dispiace non poter chiarire». Venerdì lui e suo fratello avranno un’altra occasione per chiarire i rapporti fra il Premier, Dell’Utri e Cosa Nostra. O per ingarbugliare ancora di più questa vicenda fatta di silenzi, smentite e mezze frasi.

Fabio Tamburrini
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