SPATUZZA IN AULA: “ERA TUTTO PRONTO PER L’ATTENTATO ALL’OLIMPICO MA IL TELECOMANDO NON FUNZIONO'”

SPATUZZA IN AULA: “ERA TUTTO PRONTO PER L’ATTENTATO ALL’OLIMPICO MA IL TELECOMANDO NON FUNZIONO'”

TORINO, 4 DIC. – La deposizione a valanga del super pentito Gaspare Spatuzza, prosegue in queste ore con rivelazioni sempre più scioccanti. L’ultima: “La mia missione è restituire verità alla storia e non mi fermerò di fronte a niente. È una mia

 missione per dare onore a tutti quei morti, a tutta quella tragedia. È mio dovere dare un contributo. Se ho messo la mia vita nelle mani del male, perchè non la devo perdere per il bene?” si è chiesto ancora il collaboratore di giustizia, aggiungendo: “Il mio desiderio è chiedere perdono a tutti per il male che ho fatto”.

AYALA: “PAROLE SCIOCCANTI”. Giuseppe Ayala, ex magistrato del pool antimafia di Palermo e stretto collaboratore di Falcone e Borsellino, commenta a caldo le prime dichiarazioni di Spatuzza: “Sono affermazioni che non possono lasciare indifferenti. Ma so bene quanto siano delicate questo tipo di affermazioni. Guai a costruire una responsabilità penale solo sulla parola di un collaboratore. Sono altrettanto convinto che i magistrati, e ne conosco diverso, stanno svolgendo il loro lavoro con il massimo rigore. Poi, chiaramente l’impatto mediatico è notevole”. “Spatuzza non lo conosco – aggiunge l’ex magistrato- mentre ricordo bene i Graviano, imputati al maxiprocesso. In relazione alla strage di Borsellino, fu Spatuzza a rubare la Fiat 126 che poi fu riempita di tritolo. In quella occasione i suoi riscontri vennero confermati. Ripeto, siamo nelle mani di magistrati di alta professionalità e già mi aspetto sulle pagine dei giornali di domani le polemiche sui collaboratori di giustizia. Da certi punti di vista penso che le polemiche saranno anche comprensibili. Quello che dice Spatuzza è scioccante. Ma sono sicuro che i magistrati effettueranno tutte le verifiche del caso e penso che la normativa che riguarda i collaboratori di giustizia offra tutte le garanzie” ha concluso Ayala.

SPATUZZA, COLLABORATORE DI GIUSTIZIA. Giuseppe Spatuzza, in base a quanto riferito in Tribunale, a Torino, avrebbe iniziato a collaborare con i magistrati, nel 2008, perchè fu la fede ritrovata in Dio a convincerlo a redimersi. “Ero dissociato da Cosa nostra già nel 2000 – ha detto – avevo un percorso di ravvedimento personale, dietro di me vedevo solo macerie. È stato un bellissimo cammino. Poi nel 2006, nel carcere di Ascoli Piceno, grazie a un cappellano che mi ha accompagnato in questo bellissimo percorso ho riscoperto le Sacre Scritture. Lo studio di teologia ha rafforzato il credo in Dio che c’era già nel mio cuore. Ero a un bivio: o amare Dio o mammona”. Poi ha aggiunto: “È una decisione che è maturata nel tempo perchè i problemi da affrontare erano tanti – ha ricordato Spatuzza – nel gennaio 2008 decisi di fare il passo definitivo e collaborare con i magistrati. Avevo tanta paura. Poi ho contattato il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Per non insospettire i compagni di cella mi rivolsi ad un magazziniere della polizia penitenziaria e gli dissi che dovevo incontrare Grasso. Il 17 marzo 2008 è avvenuto il primo colloquio investigativo con Grasso. Le mie prime parole furono: ‘Non sono qui per barattare le mie dichiarazioni, sarei un vigliaccò, ma dissi che avevo tanta paura di aprirmi con il procuratore. Lui fu abile nel rassicurarmi ad avere fiducia nelle istituzioni. È stato un colloquio breve e dopo i primi colloqui investigativi ho messo la firma per la collaborazione”.

“TUTTO DEVE VENIRE DALLA POLITICA”. Spatuzza racconta che “nel ’99 in carcere chiesi a Filippo Graviano notizie sulla dissociazione da Cosa nostra e lui mi spiegò che non ci interessava la dissociazione dei magistrati ‘perchè alla fine sappiamo quello che vogliono’ e la questione si chiuse lì. Poi, nel 2004, sempre nel carcere di Tolmezzo, ci ritroviamo con Filippo Graviamo e gli chiesi di nuovo della dissociazione. Lui mi disse ‘non ci interessa nulla, tutto deve venire dalla politica”. “Nel 2005 io dovevo fare un colloquio investigativo con l’allora Procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna, che ha visto la mia disponibilità – ha aggiunto – ma non me la sentivo di collaborare perchè c’erano problemi familiari. Infatti sono stato rinnegato dalla mia famiglia per la scelta che ho fatto, e solo Dio sa la pena che ho nel cuore. Poi c’è la questione di via D’Amelio. E sapevo i problemi che avrei dovuto affrontare anche per il problema della politica”. E ha concluso: “Nel 2004 non ho parlato con Filippo Graviano nè del signor Berlusconi nè del signor Dell’Utri”.

FALLITO ATTENTANTO ALL’OLIMPICO: IL TELECOMANDO NON FUNZIONO’. Un altro passaggio importantissimo della deposizione resa dal pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, riguarda il tentativo di attentato, fortunatamente fallito, allo Stadio Olimpico di Roma: “Era già tutto pronto per l’attentato allo stadio Olimpico di Roma per uccidere i carabinieri , ma all’ultimo minuto quando Benigno premette il telecomando, fortunatamente, grazie a Dio, il telecomando non funzionò”. È un altro passaggio della deposizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza al processo a carico del senatore Marcello Dell’Utri, in trasferta a Torino. “Benigno (picciotto di mafia, ndr) continuò a premere il telecomando ma non succedeva niente -prosegue- per l’Olimpico dovevamo usare una tecnica esplosiva che non avevano mai usato neppure i talebani, mettendo tondini di ferro, oltre all’esplosivo, per aumentare la deflagrazione”. E sempre Spatuzza a ricordare che l’attentato andava fatto “al termine della partita all’Olimpico. Dopo il fallito attentato tornammo a Palermo”.

Giuliana Sias

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