Non siamo un Paese, siamo un sogno: gli italiani non vogliono bene all’Italia Il nostro è un Paese strano: sempre pronto a farsi la guerra da dentro e a guardare le opportunità altrove

Sia chiaro, lo diciamo a scanso di qualsiasi equivoco. Non vogliamo entrare in merito a discussioni politiche che, siamo del parere, lasciano sempre il tempo che trovano. La nostra classe politica spesso dimentica e sottovaluta un aspetto fondamentale: i governanti esistono in relazione ai cittadini. Non hanno privilegi particolari, non hanno maggiori capacità di altri né sono menti superiori al di sopra di ogni campo dello scibile. Sono uomini, così come i cittadini che li eleggono. Uomini di cui criticare l’operato, se effettivamente è errato. E di cui tessere le lodi, in caso di buoni o ottimi risultati. Dovrebbe funzionare così dappertutto, ma in Italia funziona meno. 

Dopo la cinque giorni europea, Giuseppe Conte ha ottenuto, col Recovery Fund, un risultato ben più alto del previsto. Oggi dovremmo parlare di come rimettere in moto l’Italia, e solo di questo. Invece, per una tradizione solo nostrana, si parla di tutt’altro. Ogni occasione è buona per un attacco personale a questo o quell’altro interprete, a quell’esponente politico di maggioranza o minoranza. Poi, così a caso, mentre l’Italia ottiene la sua prima, grande vittoria europea, sbuca chi propone un improponibile Italexit. Ma stiamo scherzando?

A cosa porta questa guerra tra italiani? A niente, solo ad alimentare qualche consenso, un po’ qui, un po’ lì. E chi ne fa le spese, di questa battaglia tra poveri? I cittadini, gli unici che danno senso all’agire dei governanti. Piaccia o no, Giuseppe Conte ha ottenuto un grosso risultato date le premesse e, siamo sicuri, nessuno avrebbe potuto fare meglio di quel che è stato fatto. Si sarebbe dovuto semplicemente applaudire. Aprire ed alimentare un dialogo. Organizzare un tavolo e cominciare a pedalare per quelle riforme attese da trent’anni e che da troppo vengono rinviate a data da destinarsi. Al di là del colore politico e della lotta personale. Non speculare, non avanzare manie di protagonismo e presunta divinità. Perché la bacchetta magica non è di questo mondo e le cose funzionano diversamente, per leggi e norme, a differenza di quanti sostengano il contrario in un senso o nell’altro.

Invece un’altra occasione fallita perché in fondo sono gli italiani stessi a non voler bene all’Italia. Rubiamo una esclamazione letta sul web, che sposiamo in pieno. Noi non siamo un Paese. Siamo una favola, un sogno. Esistiamo solo nell’etereo e il nostro futuro, di questi passi, si dissolverà prima ancora di materializzarsi. Come le nuvole. 

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