Ma una Unione Europea così serve davvero? E a chi? L'Unione Europea sta perdendo la bussola e, fondamentale, sta svuotandosi di senso

Open Doors Day in Strasbourg. Raising of the flags - Opening ceremony.

L’Unione Europea è stata messa a dura prova dai recenti fatti sanitari. L’emergenza Coronavirus ha fatto saltare i pur pochi nuvoloni di fumo negli occhi dei tanti europeisti. Ed ha messo in evidenza una serie di criticità che qualcuno aveva già denunciato e qualche altro previsto.

In questi giorni è emersa con tutta chiarezza la frattura all’interno dell’Unione Europea, baluardo della democrazia occidentale. Al di là della disparità economica, chiarissima a fronte di una confederazione come gli USA, l’UE sta perdendo di credibilità contro realtà ben diverse, e tutt’altro che democratiche: la Russia e la Cina. Qui ci poniamo una domanda: ma una unione così, serve davvero a qualcosa? O a qualcuno? E a chi?

L’Unione Europea di quale Europa?

Non entreremo in questioni tecniche, né tanto meno economiche. Bypassiamo tutta la questione nata ed alimentata dai dinieghi olandesi. Qui andiamo al nocciolo della questione, per così dire ideologica. E ci ricolleghiamo all’idea di fondo alla base della nascita di un’Unione prima di popoli, e poi di tutto il resto. E cioè economica e politica solo e soltanto in seconda istanza. A netto di smentite, è questo il progetto che portò a Maastricht. E che portò all’Unione in una casa comune per una causa comune. Si affacciava così, l’Unione, alle sfide del nuovo millennio.

In questi anni, in particolare gli anni ’10 del 2000, le sfide che ha dovuto affrontare l’Unione sono state epocali. E le sue fondamenta sono state messe a dura prova da temi di primaria importanza, e mal gestiti peraltro, come la questione immigrazione. Il Covid-19 ha dato il colpo di grazia alla già precaria stabilità dell’UE.

Un’Europa di tutti o appannaggio di pochi?

Emerge con tutta chiarezza, all’indomani del terrore e della pandemia, invero ancora in corso, una netta frattura. Due blocchi: c’è un’Europa, con l’Italia in testa, aperta al dialogo e alle soluzioni. Ed un’altra, con Germania e soprattutto Olanda, verso altre dimensioni. Non è una questione di politica, signori: qualsiasi altro leader, al posto di Conte, oggi farebbe fatica a barcamenarsi in quello che è tutt’altro un lago limpido e pulito, quanto piuttosto una palude.

E allora non era solo la Gran Bretagna ad essere corpo estraneo. C’è qualche altro che si sente così. E va bene, ma che senso ha tenere in piedi una Unione sempre più appannaggio esclusivo di pochi? La risposta è semplice: nessuno. Probabilmente all’accordo l’Eurogruppo arriverà. Ma il futuro di questa precaria Unione, in mano a pochi, è già segnato. E compromesso, in maniera pressoché definitiva.

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