La storia di Manuela, l’esodo biblico e le fosse comuni

Ci sono storie nettamente più interessanti della diatriba tra Conte e il resto dei politici italiani, dispute utili esclusivamente per accrescere l’engagment degli utenti sui social network e gettare le basi per la futura campagna elettorale.  Ci sono argomenti nettamente più interessanti della patrimoniale paventata da alcuni innominati in quota Pd.

Ieri, il nostro Vittorio Perrone vi aveva già spiegato con chiarezza “Cosa c’è di vero sul Mes“, ma l’indecifrabilità dell’argomento per noi comuni mortali penso non meriti ulteriori approfondimenti.

In questo momento è utile focalizzare l’attenzione anche sulle storie vissute lontane dalla nostra Italia e dai bollettini in diretta di Borelli, un altro show mediatico utile ad evidenziare come il Coronavirus si stia ormai diffondendo solo negli ambienti a rischio contagio (ospedali e RSA), fabbriche essenziali e attraverso i contagi intrafamiliari.

LA FOSSA COMUNE DI TRUMP

Il Nuovo Mondo di Trump si è trasformato nell’epicentro del Covid-19. Il coronavirus ha trasformato la più grande potenza mondiale in un ‘paese da terzo mondo’ in termine di resistenza ad un attacco pandemico. La costruzione di una fossa comune ad Hart Island è il simbolo della sconfitta di un colosso che ha demolito il sistema sanitario pubblico, nonostante il tentativo di rettifica dell’Obama Care.

Questa foto scattata dai reporter di Reuters non ha bisogno di commenti e si trasmuterà presto in uno dei frame storici di questa fase drammatica del terzo secolo.

CADAVERI ANONIMI

Migliaia di chilometri più a sud, nell’ormai famosa Guayaqil, si continuano ad osservare scene apocalittiche con cadaveri accatastati nelle case e altri corpi avvolti da bustoni di plastica per le strade. Le cifre ufficiali in Ecuador parlano di oltre 300 morti per Covid, ma i dati reali potrebbero essere di almeno 7-10 volte superiori ai bollettini ufficiali. Il paradosso è che tra le fosse comuni statunitensi e l’arretratezza sanitaria che affligge il paese latino la differenza in termini di impatto del coronavirus è praticamente nulla, la morte (in questo caso) non fa distinzione tra ricchi e poveri.

ESODO BIBILICO

A poche centinaia di chilometri dall’Ecuador si sta vivendo il dramma dei migranti venezuelani in Colombia. Molti di loro si sono trovati senza lavoro e senza nulla da mangiare, per tale motivo hanno iniziato una corsa sfrenata per rientrare nella terra di Maduro, meta in cui è ‘garantito’ un posto per dormire, la luce e la distribuzione ‘random’ del cibo. Questa sorta di esodo biblico, che riguarda una buona fetta dei 5 milioni di cittadini venezuelani con contratti di lavoro informali in Colombia, vede coinvolti anche altri connazionali che vivono in Brasile, Perú y Ecuador. Molti di loro stanno tornando a piedi, altri sfruttano tratte improvvisate su autobus insicuri.

LA STORIA DI MANUELA

In una baraccopoli di San Blas (Venezuela) vive  Manuela, una donna di 54 anni nata in Colombia. Per raggiungere la sua casa de latón deve arrampicarsi per oltre trenta minuti su un ripido pendio tappezzato di polvere e argilla. Nei piazzali dove giocano i bambini del barrio discendono rivoli di acqua maleodorante, mentre lei e i suoi vicini di baracca cercano di sconfiggere la fame chupando caña di zucchero.

Manuela guadagna mensilmente con il suo lavoro 12 dollari al mese, ma veste dignitosamente con alcuni vestiti e accessori regalati da alcune famiglie con cui collabora nelle ‘faccende di casa’. Manuela aspetta con ansia la cassa alimentaria venduta dal governo ad un prezzo infimo, fatta da 3 pacchi di riso, due di pasta, due di farina, due scatolette di tonno, una bottiglia di olio, mezzo chilo di latte, un pacco di zucchero e due chili di fagioli. Ma l’ultima cassa è arrivata il 25 di marzo, dopo la richiesta effettuata a gennaio.

Noi, invece, sfoggiamo come trofei sui social pastiere napoletane e pizze, spaghetti allo scoglio e tortellini fatti in casa, assaltando come se non ci fosse un domani supermercati e negozi online.

La pandemia ha il potere di accomunare tutto il mondo dal punto di vista della mortalità, ma allo stesso tempo ha la forza di acuire ulteriormente le differenze tra ricchi e poveri, quella povera gente la cui unica paura è quella di morire affamati nella miseria, abbandonati da tutto e da tutti.

 

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