209 miliardi per ripartire: cosa deve fare l’Italia per non perdere i fondi? Quattro punti su cui investire per ripartire: le priorità dell'UE

Dopo giorni e notti di battaglie finalmente ci siamo: sul Recovery Fund l’Italia ha ottenuto una storica vittoria, per se stessa e per tutta l’Unione Europea. Ma, come tutto nella vita, niente è gratis. Giuseppe Conte ha ottenuto più di quanto prefissato: 209 miliardi totali, con 127 di prestiti. Ha commentato come si commentano le grandi notizie: gioia ed entusiasmo per far “ripartire l’Italia con forza”.

L’Italia ha ottenuto una maggiorazione dei fondi rispetto alle prime proposte della Commissione UE, per via delle prospettive drammatiche sulla crescita dell’economia nel prossimo biennio, in cui è possibile anche una perdita del 12% di PIL, l’equivalente, più o meno, delle cifre del Recovery Fund. Conte ha parlato di una task force che sarà istituita per condurre i lavori sulla scia delle indicazioni europee. Pochi mesi per presentare valide proposte alla Commissione su come, quando e dove investire i fondi per ripartire. Per l’Italia si apre una lunga stagione di riforme, attese da anni e non più rinviabili. Dovranno passare per il Parlamento e poi arrivare a Bruxelles. Su cosa dovrà puntare l’Italia?

Il primo punto: l’ambiente

L’Italia dovrà presentare prioritariamente un insieme di pacchetti contenenti progetti con priorità su investimenti pubblici e privati. In ambito ambientale in particolar maniera, su spinta del Green New Deal, l’Italia dovrà presentare un piano di contrasto sugli eventi idrogeologici e meteorologici estremi, frequenti ormai nella Penisola. Priorità massima alla transizione energetica verso fonti più pulite: un esempio è la conversione dell’Ilva di Taranto, che dovrà ridurre il suo carbone. Quindi progetti credibili per migliorare infrastrutture e trasporti.

Digital e istruzione

Altri due pilastri da cui ripartire: un Paese maggiormente digitalizzato, non solo con l’espansione della rete di fibra ottica, ma anche progetti su formazione e investimenti per il sostegno all’istruzione e alla ricerca, stimolando soprattutto la collaborazione tra industria e università. Massima attenzione alla formazione professionale per il miglioramento delle competenze digitali, dove l’Italia occupa mestamente i punti più bassi delle classifiche europee.

Il lavoro

Per la Commissione ora centrale più di tutti resta il tema lavoro. In Italia si attendono riforme più credibili per ridurre la tassazione sul lavoro dipendente e sulle imprese. La strada da seguire dovrà prevedere una maggiore integrazione nel mercato del lavoro per giovani inattivi e per le donne, soggetti colpiti maggiormente dalla crisi pandemica. Per rendere possibile ciò, maggior presenza di redditi sostitutivi e un accesso al sistema di protezione sociale adeguati. La Commissione, ora aspetta il prossimo autunno e la prossima primavera, con la scadenza massima prevista per il piano definitivo che indichi settori e progetti di investimento.

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