CASO ORLANDI. A RAPIRE EMANUELA SAREBBE STATO IL BOSS DELLA MAGLIANA, ENRICO DE PEDIS

CASO ORLANDI. A RAPIRE EMANUELA SAREBBE STATO IL BOSS DELLA MAGLIANA, ENRICO DE PEDIS

ROMA, 11 DIC. — Nuove rivelazioni sul caso che 26 anni fa ha portato al rapimento della giovane Emanuela Orlandi, allora quindicenne, figlia di un dipendente del Vaticano. Il pentito della banda della Magliana, Antonio Mancini, ha riferito al procuratore aggiunto della Repubblica di Roma, Giancarlo Capaldo, che fu Enrico De Pedis, detto “Renatino”, morto nel 1990 e all’epoca del rapimento capo della banda, ad essere l’esecutore materiale del sequestro, continuando così a confermare cose già in parte ripetute nel corso di una delle trasmissioni di “Chi l’ha visto?”. A conferire ulteriore interesse al nuovo interrogatorio del Mancini sarebbero le affermazioni circa il movente del sequestro: problemi finanziari tra l’organizzazione criminale romana e il Vaticano. Mancini non è stato diretto testimone dei fatti che rivela, ma sostiene di esserne venuto a conoscenza “de relato”, cioè attraverso confidenze ricevute da altri esponenti della banda, o ad essa molto vicini, e da lui chiamati “Ciletto” e “Rufetto”. Mancini ha inoltre aggiunto che quel Mario che chiamò casa Orlandi due giorni dopo il rapimento avvenuto nel lontano giugno 1983, e il personaggio che chiamò tempo fa alla già citata trasmissione “Chi l’ha visto?”, sarebbero due individui appartenenti alla cerchia del De Pedis e, quindi, gravitanti nell’orbita della banda pur non appartenendovi del tutto. Da parte sua la super testimone del caso, l’ex compagna del De Pedis, Sabrina Minardi, collaboratrice di giustizia da circa un anno e mezzo, conferma che a rapire Emanuela sia stato lo stesso De Pedis e aggiunge, di suo, che “Renatino” avrebbe agito su ordine di monsignor Marcinkus, negli anni ’80 capo dello Ior, la banca vaticana. La Minardi continua affermando che lo stesso Marcinkus ebbe modo di incontrare Emanuela in uno dei nascondigli nel quale fu condotta e che l’incontro si svolse tra le urla della giovane. Il destino di Emanuela riportato dalla super testimone, inoltre, si sarebbe concluso con la sua morte e con l’occultamento del corpo in una betoniera, non troppo tempo dopo il sequestro.

Anna Minutillo

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