Fuorigioco di pochi centimetri: il VAR dovrebbe avere tolleranza? Dopo i 5 gol annullati in tre partite a Morata della Juve si è acceso il dibattito: il VAR va cambiato?

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Il fuorigioco, una delle regole più controverse e discusse del gioco del calcio. Anni a discutere su quanto fosse indispensabile l’intervento della tecnologia per garantire la regolarità dei match e proprio quando una soluzione è stata trovata, tutto torna nuovamente in discussione.

5 gol annullati in 3 partite: il “caso Morata” solleva dubbi sul VAR e il fuorigioco

A sollevare il polverone, involontariamente, è stato l’attaccante della Juventus, Alvaro Morata. Lo spagnolo è stato lo sfortunato protagonista di ben 5 reti annullate in soli tre match (Crotone, Verona e Barcellona), tre delle quali per fuorigioco. E non parliamo di evidenti posizioni irregolari, bensì di pochi centimetri.

La questione ha avuto un certo rilievo mediatico, tant’è che si è dibattuto su quanto sia giusto considerare fuorigioco, e quindi reti da annullare, le posizioni (sulla carta) irregolari in cui l’attaccante non trae nessun vantaggio reale. Ovvero proprio le situazioni che hanno visto protagonista Morata. La questione ha diviso il dibattito.

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Fuorigioco millimetrico: il VAR deve intervenire?

La fazione della “VAR tollerante” chiede di privilegiare lo spettacolo, che vive il suo apice nel momento del gol. E il rischio che reti (anche di pregevole fattura) possano essere annullate, di certo non agevola. A pensarla così è in particolare l’ex arbitro Paolo Casarin, che si è speso a più riprese sul tema: “Bisogna cercare soluzioni coraggiose per il calcio raccogliendo i risultati dell’attuale lavoro umano-tecnologico sul fuorigioco – ha spiegato l’ex arbitro al Corriere della Sera –, ma non sprecando il lavoro d’attacco delle squadre per i pochissimi centimetri dubbi che in fondo non danno vantaggi reali all’attaccante. Cerchiamo i gol per migliorare il prodotto e poi paradossalmente li cancelliamo. Si tratta di riflettere se privilegiare, nelle decisioni dubbie, il righello o lo spirito. Talora sembra di assistere a una gara di atletica giudicata alla fine con estremo rigore, ma priva dell’allineamento corretto sulla linea di partenza“.

Dall’altra parte il partito di chi pensa che il calcio si sia evoluto e ciò non può prescindere dalla presenza della tecnologia, applicata al millimetro, fin dove è possibile. In questo senso è emblematica la testimonianza dell’allenatore, e attuale commentatore di DAZN, Francesco Guidolin: “Non è vero che con questa applicazione del fuorigioco non è calcio. Se non accettiamo la tecnologia su questo tema e stabiliamo una tolleranza di qualche centimetro c’è il rischio di tornare alla discrezionalità e quindi alla confusione“.

La tolleranza è accettabile?

Insomma, due posizioni nette ed ugualmente condivisibili. Ma una ad oggi è predominante sull’altra. Non si può pensare di depotenziare il VAR a questo punto del suo utilizzo. Il fuorigioco viene calcolato al millesimo attraverso sofisticati software che triangolano la posizione, rilevandone o meno la regolarità. Tollerare il fuorigioco eliminerebbe l’unica, reale, discriminante risolta nel gioco del calcio. E senza girarci troppo intorno, accettare la tolleranza vorrebbe dire accettare la cancellazione del VAR. La domanda che ci dobbiamo porre, quindi, è questa: vogliamo ancora l’utilizzo della tecnologia nel calcio? Se sì, non può essere condiviso il concetto di tolleranza. In qualsiasi elemento di gioco.

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