Rapporto Caritas 2020: la nuova fisionomia della povertà in Italia

Rapporto Caritas 2020 – L’aspetto sociale della Pandemia in Italia sembra ora assumere una fisionomia ben definita. Il rapporto 2020 sulla povertà della Caritas italiana intitolato “Gli anticorpi della solidarietà”, presentato oggi, nella Giornata mondiale della povertà, fotografa infatti lo scenario economico e sociale dell’attuale crisi da Covid-19, lanciando l’allarme su di una possibile e grave recessione economica in arrivo e la nascita conseguente di nuove forme di povertà, proprio come avvenuto dopo la crisi del 2008.

RAPPORTO CARITAS 2020, I DATI

I nuovi poveri che nel 2020 si sono presentati per la prima volta ai centri di ascolto sono passati dal 31% al 45%: quasi una persona su due si rivolge alla Caritas. E sempre di più si tratta di famiglie con minori, donne, giovani che dal precariato sono passati alla disoccupazione.

Al di là dei dati, comunque, è l’identikit della povertà la parte più interessante del rapporto Caritas 2020. Il numero delle donne che hanno chiesto aiuto da maggio a settembre, subito dopo il lockdown, sono state il 54,4% contro il 50,5% del 2019. Il numero dei giovani tra 18 e 34 anni è passato dal 20% al 22,7%, gli italiani sono oggi il 52% dei poveri, contro il 47,9% del 2019, hanno dunque superato gli stranieri. Il numero di famiglie impoverite con parenti a carico, poi, genitori anziani, infermi è passata dal 52,3% del 2019 al 58,3% di questi ultimi mesi. Tra i motivi principali di caduta del reddito, la perdita del lavoro.

“Rispetto a questo fronte le Caritas diocesane hanno erogato sostegni economici specifici, in ben 136 diocesi sono stati attivati fondi dedicati, utili a sostenere le spese più urgenti (affitto degli immobili, rate del mutuo, utenze, acquisti utili alla ripartenza dell’attività). Complessivamente sono stati 2.073 i piccoli commercianti e lavoratori autonomi accompagnati in questo tempo”, secondo quanto si legge dal rapporto.

La solidarietà, dunque, esiste. E se molte famiglie hanno potuto evitare il tracollo è stato grazie ai 196mila pasti delle mense, ai fondi diocesani che hanno aiutato 92mila nuclei singoli, ai 418mila cui sono stati consegnati mascherine e kit igienizzanti  distribuiti da 62mila volontari.

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