Desmond Jumbam, dalla baracca in Camerun ad Harvard

Desmond Jumbam – Dalla baracca in Camerun alla cattedra da ricercatore in una delle più prestigiose università del mondo, Harvard, divenendo così un consulente per il miglioramento del sistema sanitario subsahariano.

Parliamo della storia di Desmond Jumbam, che nelle ultime ore sta commuovendo il mondo. Una storia raccontata attraverso due foto pubblicate su Twitter: una che mostra da dove tutto è cominciato e l’altra dove la vita, la fortuna e la perseveranza lo hanno condotto. Jumbam, infatti, oggi, a 27 anni è un ricercatore e consulente di diversi paesi africani in tema di miglioramento del sistema sanitario subsahariano.

DESMOND JUMBAM, LA STORIA

Grazie all’aiuto di amici e famigliari, è riuscito a trasferirsi degli Stati Uniti: ha studiato biotecnologia al Delaware Technical Community College. Si è poi laureato in biologia al Taylor College nell’Indiana. Quindi si è perfezionato in chimica organica e sanità pubblica con il Master of Science in Global Health all’università di Notre Dame, nell’Indiana. Si è dedicato all’aiuto dei paesi più poveri ed ha studiato epidemiologia e malattie infettive, pubblicando studi fino che gli hanno consentito di arrivare a lavorare all’ospedale pediatrico di Boston e poi ad Harvard, come assistente ricercatore nel Program in Global Surgery and Social Change. Ora è uno tra i più noti esperti in materia di sanità pubblica africana e lavora come Health policy consultant per una organizzazione no profit, Operation Smile.

Ma per arrivare qui, la strada è stata lunga, difficile e a tratti triste. Jumbam, infatti, ha alle spalle una storia tragica. In Camerun la sua famiglia è stata perseguitata perché appartenente alla minoranza anglofona e il padre è stato decapitato.

Nel suo racconto su Twitter, intitolato «Com’è iniziata e come è andata», Desmond Jumbam racconta il suo profondo legame con la sua comunità di origine, il suo desiderio di creare una vita migliore per gli altri e di prendersi cura di coloro che lo circondano. Questi valori non solo hanno influenzato il suo percorso professionale, ma continuano a spingerlo a lottare per la giustizia nel suo Paese. L’accesso a cure di qualità nell’Africa subsahariana è straordinariamente limitato, portando alla più alta mortalità e morbilità al mondo. Circa il 93% della popolazione dell’Africa subsahariana non ha accesso a cure chirurgiche sicure e tempestive; l’attuale emergenza sanitaria da Covid-19 ha ulteriormente peggiorato la situazione.

Il suo impegno, però, è forte ed è seguito in tutto il mondo. La sua storia è diventata fonte di ispirazione per tanti, anche in Italia. I sogni non si negano a nessuno: Desmond aveva più di un motivo per pensare di non farcela, e invece ci è riuscito.

Alessandra Santoro

 

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