Nuovo decreto sicurezza: cosa cambia in materia di immigrazione

Proprio ieri, 5 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato la modifica dei cosiddetti Decreti Sicurezza o Decreti Salvini, voluti dall’ex ministro dell’interno e leader della Lega Matteo Salvini tra il 2018 e 2019. Tali decreti  avevano modificato profondamente le norme sull’accoglienza dei richiedenti asilo, quelle sul soccorso in mare, sulla cittadinanza e sull’asilo in Italia, minando soprattutto il senso di protezione umanitaria sancito dal diritto internazionale. Ora, invece, le norme del nuovo decreto sicurezza superano quell’idea di multe milionarie alle Ong e riformano, almeno in parte, il sistema dell’accoglienza introducendo proprio il regime di protezione speciale.

NUOVO DECRETO SICUREZZA, COSA CAMBIA

Il testo del nuovo decreto sull’immigrazione interviene sulle sanzioni relative al divieto di transito delle navi nel mare territoriale. Si prevede che, nel caso in cui ricorrano i motivi di ordine e sicurezza pubblica o di violazione delle norme sul traffico di migranti via mare, il provvedimento di divieto sia adottato. Si parte dalla proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture, previa informazione al presidente del Consiglio.

Per le operazioni di soccorso, la disciplina di divieto non si applicherà nell’ipotesi in cui vi sia stata la comunicazione al centro di coordinamento ed allo Stato di bandiera e siano rispettate le indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare. In caso di violazione del divieto, si richiama la disciplina vigente del Codice della navigazione, che prevede la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro. Sono eliminate le sanzioni amministrative introdotte in precedenza.

Sempre in materia di condizione giuridica dello straniero, il nuovo decreto su immigrazione e sicurezza affronta anche il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro. Alle categorie di permessi convertibili già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori.

Per quanto riguarda la protezione internazionale degli stranieri, la normativa vigente prescrive il divieto di espulsione e respingimento nel caso in cui il rimpatrio determini, per l’interessato, il rischio di tortura. Con il nuovo decreto sull’immigrazione, si aggiunge a questa ipotesi il rischio che lo straniero sia sottoposto a trattamenti inumani o degradanti e se ne vieta l’espulsione anche nei casi di rischio di violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare. In tali casi, si prevede il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale.

Resta lì, però, ancora, una parte di cultura che rabbrividisce alla parola Integrazione. Una parte di cultura ancora bloccata nella medesima lettura del fenomeno migratorio: quella chiusa, quella di sempre. Ecco perchè servirebbe un cambiamento, forte e radicale, non solo dell’intero quadro normativo in materia di immigrazione, ma anche del modo in cui l’immigrazione stessa è percepita dal sentire comune.

Quello del nuovo Decreto Sicurezza, però, è certamente un bel passo. Serve ancora lavorare molto, ma l’Italia, oggi, può dichiararsi più accogliente, più aperta ai processi di solidarietà inclusiva… Semplicemente più umana.

Alessandra Santoro

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