Israele Emirati Arabi, storico accordo: una nuova realtà mediorientale?

Israele Emirati Arabi – Sono servite diverse sollecitazioni da parte dell’ONU. Israele ha accettato di sospendere, almeno momentaneamente, i contestati piani unilaterali di annessione di parti della Cisgiordania, e lo ha fatto nel quadro di un accordo con gli Emirati Arabi Uniti, raggiunto con la mediazione degli Usa. Una vera e propria svolta storica. Nel documento congiunto di Donald Trump si dice che Usa, Israele ed Emirati hanno concordato per la piena normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli Emirati stessi e che la storica svolta diplomatica farà avanzare la pace in Medio Oriente. Hamas, però, afferma che l’accordo è una vera e propria pugnalata alle spalle del popolo palestinese.

ISRAELE EMIRATI ARABI, LE CHIAVI DI LETTURA DELLO STORICO ACCORDO

Infatti, la prima chiave di lettura dell’accordo è geopolitica, con una nuova suddivisione delle linee di frattura nella regione, che un tempo separavano Israele dai vicini arabi. Dopo il fallimento degli accordi di Oslo e l’interruzione del dialogo con i palestinesi, oggi esistono nuove minacce che riavvicinano i nemici del passato. Tra queste c’è soprattutto l’Iran, avversario comune delle monarchie sunnite del Golfo, di Israele e dell’amministrazione Trump. Ma ci sono anche la Turchia e il Qatar, con cui gli Emirati si scontrano già in territorio libico e contro cui è stato creato un blocco israeliano-arabo nel Mediterraneo sul petrolio e il gas.

La seconda chiave di lettura, però, riguarda chiaramente la Palestina, la vera, grande, sconfitta della nuova situazione regionale, che ha visto drasticamente diminuire il proprio peso politico nel mondo arabo. In tutto questo, il ruolo degli Stati Uniti è ancora una volta cruciale, con Trump che cerca di ottenere consensi per le prossime elezioni.

UNA NUOVA REALTÁ MEDIORIENTALE ALL’ORIZZONTE?

La data, intanto, è stabilita. L’accordo sarà ufficiale a partire dal 15 settembre. In conclusione, se è ancora troppo presto per valutare l’esatta portata dell’annuncio, è possibile affermare che esso sancisce una tendenza in corso già da tempo: la creazione di un asse anti-Iran e anti-Turchia, e il rafforzamento degli autoritarismi nella regione nel nome della repressione dell’Islam politico. Ciò ha implicazioni per l’intera regione, in tutti i focolai di crisi aperti. Ma non sono queste le premesse di inclusione e ascolto delle istanze popolari di cui la regione avrebbe invece bisogno per arrivare, finalmente, a un nuovo ordine che possa effettivamente garantire stabilità e sicurezza.

Dunque, se da un lato questi accordi hanno il sapore di un evento storico, dall’altro celano anche il freddo calcolo di uomini politici. Si è ormai lontani dalle emozioni suscitate dalla stretta di mano tra Rabin e Arafat nel cortile della Casa Bianca. L’epoca è cambiata. I protagonisti sono cambiati. La posta in gioco è cambiata. Le dinamiche sono cambiate. All’orizzonte, una nuova realtà mediorientale che forse sta pian piano prendendo forma.

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