Era solo un immigrato, dicono di Willy. In realtà un coraggioso ucciso da vigliacchi

omicidio di willy

Era solo un immigrato. C’è il movente razziale dietro il barbaro omicidio di Willy Monteiro Duarte? C’era il suo nome esotico e i tratti particolari di quel volto pieno di gioia tra i motivi che hanno spinto i suoi aguzzini a pestarlo a morte? Non lo sapremo, per ora. Ma è un’ipotesi che per ora viene accantonata. Anche perché i codardi di Colleferro, i presunti assassini del 21enne di Paliano, per ora, negano. Hanno fatto da pacieri, sostengono tutti, in una rissa che era già in atto. Nessuno ha visto il ragazzo disteso sul suolo, implorante prima e fermo, immobile, senza vita, poi. Chi sia stato non si sa, sono tutti scossi – dicono. Intanto le accuse restano, sarà omicidio preterintenzionale verosimilmente.

OMICIDIO DI WILLY, I NOMI DEGLI ASSASSINI DI WILLY ERANO NOTI, MA LORO NEGANO. 20 MINUTI DI BOTTE, UN CARABINIERE HA PROVATO A SOCCORRERLO

Venti minuti di pestaggio, con i lampioni del viale disattivati, con un solo carabiniere a soccorrere Willy, quasi esanime, nei suoi ultimi attimi di vita. Ma intanto Marco e Gabriele Bianchi e Mario Pincarelli negano tutto. Non era stato un commento sessista di Pincarelli stesso a far scattare Federico – l’amico di Willy – e poi il 21enne. Le versioni, però, non convincono: le testimonianze dei fermati sono controverse e contraddittorie.

Pincarelli sostiene di aver lasciato l’esterno del locale anzitempo, i due fratelli da Rebibbia urlano di aver visto da lontano la scena del pestaggio, senza riconoscerne i carnefici. Ma i nomi sono tutti noti nella zona: i quattro (c’è anche Francesco Bellegia) arrestati sono noti bulli, teppisti, picchiatori.

Praticavano MMA, sport da combattimento (nulla contro la disciplina in sé), inneggiavano a Mussolini, sostenevano un’ultradestra dello stampo più violento. E picchiavano, fieri, impettiti, con spirito di prevaricazione mafiosa.

CHI ERA WILLY E COSA FACEVA

Willy invece studiava, nel frattempo serviva ai tavoli e giocava a calcio, tifava per la Roma e idolatrava Totti, dava una mano attiva in chiesa, all’azione cattolica, e sognava di fare lo chef. Un ragazzo speciale, dicono di lui. Che oggi non c’è più, è al sicuro in un posto migliore – si spera. Ucciso per l’autoaffermazione del branco, per coprire una codardia interiore con la forza dei pugni. Morto per difendere un amico, perché lui di coraggio ne aveva da vendere. Pestato – forse – perché estraneo al branco, nel nome e nei tratti.

ASSASSINI DI WILLY, LA FRASE DEI FAMILIARI FA RABBRIVIDIRE. COME IL POST DI MANLIO GERMANO SU FACEBOOK

E c’è una frase che riecheggia dai corridoi della caserma dopo l’omicidio di Willy, una frase pronunciata da uno dei parenti dei fratelli Bianchi ad un militare: “Hanno solo ucciso un immigrato, cosa hanno fatto di male?”. L’ha riferita il quotidiano Repubblica, mette i brividi di terrore, fa aumentare il livore per l’accaduto. Frutto, verosimilmente, di una retorica politica che ha impoverito il dibattito italiano sul modo di intendere il diverso. Dal letame dei social piove già qualche commento da carcere: come quello di un certo Manlio Germano, vicino al partito di Fratelli D’Italia. Scrive: “Come godo che avete tolto da mezzo quello scimpanzé”, poi sostiene che il post sia uno scherzo di alcuni suoi amici e cancella l’account. Nel suo profilo, però, altri commenti di stampo estremamente razzista. L’account potrebbe essere un fake, o un cosiddetto troll: sicuramente un idiota.

WILLY, RESTA IL SUO SORRISO

Ma la cronaca nera che arriva da Colleferro è frutto, anche, di un’idea di violenza che si sposa con l’ultradestra di stampo violento, ma che si sposerebbe con un’altra causa se questa non esistesse. La barbarie non ha bandiere, di solito. Quando ne trova una di comodo a cui aggrapparsi, è come se venisse vergognosamente legittimata e in qualche modo compresa.

Sulla pelle di chi alla fine ci rimette la vita, di chi, come Willy, ha come unico motto il sorriso, il lavoro e i suoi sogni. Di questo ragazzo che a 21 anni si destreggiava nella vita e inseguiva i suoi obiettivi, camminando per la sua strada, resterà il sorriso spontaneo che abbiamo visto girare sui social. Quello sarà immortale, non glielo toglierà nessuno. Neanche i suoi assassini.

Vittorio Perrone

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