Aytac Unsal presto libero: una piccola conquista per i diritti umani in Turchia La vittoria di chi non si arrende: presto la scarcerazione dell'avvocato Aytac Unsal

Aytac Unsal – “La scarcerazione dell’avvocato Aytac Unsal è una vittoria della mobilitazione della società civile che non si è arresa, che ha combattuto per lui e per quanti soffrono sotto il regime di Erdogan. Vittoria degli avvocati, dei magistrati, dei docenti universitari che in Turchia e in Europa hanno manifestato per chiedere la sua liberazione. La mobilitazione per la tutela dei diritti umani e dei diritti civili in Turchia non deve cessare malgrado l’assordante silenzio anche di diversi Paesi europei”, afferma l’eurodeputato Pisapia.

LA STORIA

Aytaç Ünsal sarà finalmente libero. Il legale dell’Associazione degli avvocati progressisti (ÇHD), 32 anni, era stato condannato in appello  a 10 anni e 6 mesi di carcere per “appartenenza ad una organizzazione terroristica e per esserne un dirigente”, dopo aver subito, secondo i suoi legali, un processo farsa.

Nella relazione redatta dall’ospedale dove è ricoverato, si afferma che il suo sistema immunitario di Aytaç è collassato e che è dunque ancora più rischioso lasciarlo in un ospedale durante il periodo della pandemia. Nermin Ünsal, madre di Aytaç, ha detto che suo figlio non riesce più a dormire. Aytaç è nel precipizio della morte, ha piaghe alla bocca e alla gola, non ha più sensibilità alle mani. Non può restare in piedi perché quando si alza le dita sono doloranti e anche una piccola pressione è per lui doloroso come sentire una lama di un coltello. Non sopporta la luce e nemmeno il più piccolo rumore e sta perdendo l’olfatto. Il suo volto è una maschera mortuaria. Le sue guance e il suo corpo sono macchiati di piaghe simili all’acne e alcuni organi rischiano la cancrena. “Sta andando rapidamente verso la morte – sono le parole struggenti della mamma – è necessario compiere un passo concreto se vogliamo mantenerlo in vita. Chiedo alle autorità di fermare questa morte”.

AYTAC UNSAL E EBRU TIMTIK

Intanto la Corte di Strasburgo, dopo la morte della quarantaduenne avvocata Ebru Timtik, avvenuta giovedì 28 agosto in un altro ospedale di Istanbul, quando era giunta al 238° giorno del suo “digiuno fino alla morte” per chiedere un giusto processo, ha rigettato la richiesta di scarcerazione di Aytaç Ünsal ritenendo che la vita del ricorrente non sarebbe in pericolo dal momento che egli è ricoverato in un ospedale, seppur in condizione di detenzione, e ha invitato il Governo turco a corrispondere alla richiesta di Aytaç di poter consultare un suo medico di fiducia. Ma Aytaç, così come Ebru, rifiuta l’alimentazione forzata.

Ebru Timtik e Aytaç Ünsal attendevano la sentenza della Corte di Cassazione alla quale gli avvocati avevano fatto ricorso per la scarcerazione, ma Ebru, il 28 agosto si è spenta come una candela tra mille dolori. Pesava appena 30 Kg. È stata cosciente fino alla fine e fino alla fine ha rifiutato l’alimentazione predisposta dall’ospedale.

Oggi, però, finalmente una buona notizia. Aytac potrà essere libero. Un piccolo passo in avanti, una conquista in memoria della su collega Ebru.

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