“Cara patria, noi siamo le tue figlie”: la protesta delle donne in Iraq Protagoniste della protesta contro la corruzione e per conquistare la libertà

Guerre, conflitti religiosi, dibattiti concernenti legge islamica e Costituzione irachena, tradizioni culturali e moderno secolarismo. Vittime di tutto, le donne. La violenza di genere è molto diffusa nelle guerre e nei conflitti, ed il corpo delle donne è diventato esso stesso terreno di guerra. La violenza fisica, psicologica e sessuale contro le donne, anche bambine, è ormai usata per fini politici e militari allo scopo di umiliare e distruggere intere comunità. Questa violenza non è un effetto collaterale di un conflitto, ne è parte integrante. La condizione delle donne in Iraq lo ha dimostrato nel modo più evidente.

“CARA PATRIA, NOI SIAMO LE TUE FIGLIE”

Qualcosa, però, oggi sta cambiando. Già da febbraio, vestite in rosa e fucsia, in molte con rose e bandiere dell’Iraq, centinaia di donne hanno marciato in piazza Tahrir a Baghdad e in altre città per dimostrare il loro ruolo attivo nelle proteste contro la corruzione del governo. “Cara patria, noi siamo le tue figlie”, era lo slogan. In testa ai cortei sono state portate le gigantografie delle donne martiri della rivolta uccise dalle milizie. L’obiettivo, quello di concedere anche alle donne un ruolo politico e sociale, ristretto a causa della pressione dei partiti religiosi.

Ad oggi, neanche il Coronavirus è riuscito a fermare l’ondata di rivolte e indignazione del popolo iracheno che da mesi lotta per un cambiamento radicale. E stavolta, le donne sono protagoniste. Per la prima volta nella storia del Paese, si sono unite alla protesta degli uomini con le stesse legittime richieste, ma accompagnate da una voglia di cambiamento che appartiene solo a loro. Le donne irachene, nella lotta con gli uomini del proprio Paese, esigono una politica libera dal malaffare sulla pelle dei cittadini e, inoltre, lottano per la loro giusta causa: quella che appartiene solo al genere femminile. Quella che riguarda la libertà di potersi esprimere, di poter amare, di poter sognare e di poter crescere. Il loro continua ad essere un complesso percorso di privazioni, difficoltà, anima, battaglie e conquiste che vale sempre la pena di raccontare. Per questo non si fermeranno. Per questo continueranno a lottare per la loro “Altra metà del cielo”.

 

 

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