Scuola, è caos: chi è che non vuole sottoporsi ai test sierologici? È bagarre sul rientro in classe, tra tensioni e poca chiarezza

Sono gli insegnanti a non volersi sottoporre al test sierologico anti-Coronavirus. Anzi, no, sono i medici di base che si rifiutano di farli. Infuria la bagarre sul tema del momento, mentre la scuola si appresta a ripartire tra tante incertezze e la paura, costante, di esporsi ad un contagio senza le dovute garanzie.

Intanto la bagarre è partita e la polemica continua. Domenico Crisarà, vicesegretario della Federazione Italiana Medici di Famiglia, aveva già sottolineato il “no” di molti professori all’attività di screening voluta dall’ISS in vista del prossimo rientro a scuola. Secondo i dati in possesso di Crisarà inoltre un insegnante su tre avrebbe detto di no. Bene ricordare però che il personale scolastico non è obbligato a sottoporsi ad alcun test.

Un’altra frangia dei contestatori invece sostiene che il test dovrebbe essere reso obbligatorio, per i docenti certo ma anche e soprattutto per gli studenti. Molti comunque in generale denunciano il timore del rientro in classe, pur consapevole che la mole di lavoro aumenterà soprattutto nel caso della didattica in presenza. Quel che è certo è che la querelle coi medici di base continua e probabilmente continuerà ancora. Intanto le repliche continuano a susseguirsi. 

Crisarà è stato coerentemente chiaro anche su questo punto: circa il 35% dei medici di base rifiuta di fare questi test. Da qui la necessità, confermata da Crisarà stesso, di rendere il test obbligatorio per tutti. Durissimo, il vicesegretario della FIMMG non ha dubbi: a certi medici andrebbe ritirata la laurea in medicina: “Stando al loro ragionamento, non dovrebbero più visitare nessuno visto che molti pazienti sono asintomatici” – ha detto. 

Ma è lui stesso a sostenere che circa il 25% dei docenti ha detto che non vuol fare il test, da molti ritenuto inutile: “Forse i professori non hanno capito l’obiettivo di questo screening: serve a fotografare la situazione attuale, non significa che poi non verranno più monitorati. Anzi. Noi vogliamo capire quale sia l’incidenza del virus nel mondo della scuola, tutto qui” – ha concluso Crisarà.

 

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