Caso Jacob Blake, ancora proteste: la toccante reazione dell’NBA Riaccende la protesta negli USA, anche l'NBA reagisce

L’ennesimo episodio di violenza contro un uomo di colore da parte della polizia ha riacceso nuovamente la protesta in tutti gli Stati Uniti .Il caso di Jacob Blake è emblematico e molto simile ai precedenti: un uomo che non ascolta gli ordini degli agenti e di spalle, disarmato, si dirige verso la sua auto. I poliziotti lo seguono, lo strattonano e, dopo aver aperto la portiera,gli sparano sette colpi alla schiena.

Il boato esplode: in America, la protesta antirazzista è riesplosa a tre mesi dalla morte di George Floyd. Blake è rimasto paralizzato, mentre nelle successive manifestazioni due persone sono morte: un 17enne bianco è stato arrestato per omicidio volontario. Le notizie sono arrivate anche nella “bolla” di Orlando. L’NBA ha reagito. Questa volta non bastano le scritte Black lives matter o i gesti di solidarietà: i giocatori hanno deciso di boicottare i play-off.

I Milwaukee Bucks hanno deciso di fare il primo passo: non si sono presentati in campo per gara-5 contro Orlando Magic, prevista per le 22 ora italiana. La squadra della stella Giannis Antetokounmpo, la squadra più forte della stagione regolare, è anche la prima a dire basta. Ora l’effetto domino coinvolgerà tutto il basket americano.

CASO JACOB BLAKE, LE PAROLE DI DOC RIVERS

La risposta più efficace al momento sembra averla data Doc Rivers: l’allenatore dei Clippers ha parlato dell’accaduto ai microfoni dei cronisti a fine gara, spiegando con un emozionante discorso il suo punto di vista:

Mio padre è stato un poliziotto, io credo nella buona fede della maggior parte degli agenti. Non stiamo cercando di condannare un’intera categoria o di portare via i soldi a persone oneste che fanno bene il loro mestiere. Stiamo soltanto provando a difenderci, a proteggere la nostra razza, nel modo più naturale del mondo e come viene fatto da chiunque. Tutto ciò che sentiamo in queste settimane sono parole di paura pronunciate da Donald Trump e da tutti i politici come lui. Loro hanno paura, mentre noi siamo quelli che vengono ammazzati, quelli verso cui si continua a sparare. È pazzesco: noi stiamo continuando ad amare questa nazione, nonostante tutto, ma gli Stati Uniti non sono in grado di restituirci l’affetto che noi mostriamo ogni giorno.

“Amiamo una nazione che non ricambia”. Parole inequivocabili, commosse. Parole che fanno riflettere a fondo, che mettono il cuore in discussione. L’ennesimo messaggio lanciato dal mondo NBA che si spera possa scuotere in parte le coscienze e porre fine a questa spirale di violenza.

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