Scuola, l’allarme dei presidi: “Non siamo pronti”. Ma da Bologna arriva il modello vincente Il mondo della scuola lancia l'allarme ma nel Bolognese arriva un esempio di buona didattica

Si è fatto un gran parlare di scuola, negli ultimi mesi. La situazione attuale non è delle migliori: gli studenti sono seduti alle loro scrivanie domestiche dal mese di marzo, quando cioè scoppiò letteralmente la bomba Covid-19. Sono passati sei mesi ma il tempo stringe: ad oggi manca sempre meno al ritorno tra i banchi, esattamente trentuno giorni. Il Ministero, oltre ad aver emanato le linee guida, e non senza suscitare polemiche, ha stanziato anche dei fondi.

Che, diciamolo subito, non sono pochi: quasi tre miliardi per ripartire, una cifra record se si pensa che l’Italia è tra i primi paesi in Europa per tagli ad istruzione e ricerca. I protocolli ci sono e la linea è stata tracciata: occorrerà tornare tra i banchi a settembre e in sicurezza. Le notizie provenienti dalle altre parti d’Europa non sono confortanti: alle riaperture di agosto delle istituzioni scolastiche sono saliti i contagi nelle comunità di giovanissimi. Ma è la fase di convivenza che prevede ciò. Intanto, dai vertici delle istituzioni scolastiche, arrivano le prime segnalazioni d’allarme.

Scuola, dirigenti e personale gridano: “Non siamo pronti

Mancanza di spazi e tempi tecnici. Sono queste le difficoltà, logistiche ed organizzative, con cui stanno facendo i conti le istituzioni scolastiche, che prontamente hanno segnalato al Ministero la problematicità di una situazione ingestibile. Insomma, in una sola parola si rischia di far saltare tutto per assenza di tempi tecnici. Come abbiamo detto, manca un mese esatto al ritorno sui banchi e la tensione, alla pari dell’attenzione, è alle stelle.

L’altro problema denunciato da dirigenti è quello del personale: non si riuscirà, molto probabilmente, ad arrivare ai nastri di partenza col personale al completo. Insomma le assunzioni, previste per il 14 settembre, rischiano di slittare ad ottobre e far slittare così anche quelle previste come straordinarie per far fronte all’emergenza, tanto nel corpo docenti quanto in quello del personale. Sei mesi dopo e con tanta didattica a distanza, poco e niente pare essere cambiato nel fragile mondo della scuola italiana.

Scuola, l’esempio virtuoso: a lezione tra gli alberi nel bolognese

C’è poi chi vede oltre, e va al di là di protocolli e linee di intesa. A Castel d’Aino, nel Bolognese, è infatti nata l’aula a cielo aperto più Covid-19 free al mondo. Dal primo settembre, stando alla preside del plesso, i ragazzi delle scuole medie faranno lezione così per recuperare. Ed in città è già cominciata la ricerca di tronchi e tavoli per fare didattica all’aperto.

Un esempio di efficienza, al di là della burocrazia. È davvero tanto difficile pensare situazioni alternative, quando mancano gli aiuti da chi dovrebbe elargirli?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.