È giusto rimuovere la statua di Indro Montanelli? Perché rimuovere la statua per motivi di razzismo? Il motivo vero dovrebbe essere un altro

I Sentinelli, membri dell’associazione scesa in campo per manifestare dopo la morte di George Floyd negli USA, hanno avanzato una richiesta precisa. E cioè rimuovere la statua di Indro Montanelli, probabilmente il più grande giornalista del Novecento italiano, da Milano. L’accusa mossa a Montanelli: è stato, in vita, un razzista. E ha rivendicato gesti ed atti fortemente razzisti.

Così va ad aggiungersi, questa richiesta, a tutte le altre mosse in giro per il mondo e che in alcuni casi hanno prodotto i primi effetti (vedasi la distruzione della statua di Cristoforo negli USA). Noi qui ci chiediamo se invece sia giusta la rimozione della statua di Montanelli per i motivi avanzati dai manifestanti.

L’antefatto

Indro Montanelli, in gioventù, fu fascista. E da fascista partecipò alla spedizione coloniale del Regime, invero assai vana, in Etiopia. Qui, da sottufficiale, come da lui stesso dichiarato, letteralmente “comprò” moglie. Una ragazzina etiope dodicenne, datale in regalo assieme ad un cavallo ed un fucile per 500 lire. Mercimonio comune in un continente, quello africano, che apriva le sue porte all’Italia fascista. Tra il 1937-38 Montanelli si allontanò sempre più dal Fascismo e di questi divenne nemico, fu imprigionato e salvato per miracolo, la notte prima della sua programmata esecuzione, per intercessione dell’allora cardinale di Milano.

La dichiarazione fu resa in una intervista ad Enzo Biagi, molti anni dopo i fatti della guerra etiope, quando cioè Montanelli era ormai giornalista affermato e firma di spicco del Corriere della Sera. La statua, inaugurata cinque anni dopo la morte di Montanelli, avvenuta nel 2001, nel luogo in cui venne gambizzato dalle Brigate Rose nel 1977, è stata sempre parecchio contestata, anche dai cosiddetti “montanelliani”.

Rimuoverla, ma forse per altri motivi

Montanelli ha indubbiamente fatto cose sbagliate. Più di una e da giovane molte non solo sbagliate, ma anche sgradevoli. E quando affermò che la “moglie dodicenne etiope era un animalino docile che mi comprò il mio sottufficiale insieme ad un cavallo ed un fucile per 500 lire” fu schifoso. Ma la statua rende omaggio al giornalista, al professionista e non all’uomo. Le statue stesse ricordano l’arte e la bravura di una persona, non la sua bellezza. Ragionando così come i manifestanti, infatti, andrebbero abbattute parecchie statue.

Quelle di Garibaldi in ogni città d’Italia, quelli dei Re Savoia. Non si dovrebbe studiare Heidegger, Celine. Non si dovrebbe leggere nemmeno Pasolini, o ascoltare De André. La statua di Montanelli celebra la grandezza artistica del personaggio, che ha dato il suo contributo decisivo al giornalismo italiano che di lui, oggi, forse avrebbe più bisogno che mai.

Piuttosto si può parlare di rimuovere la statua per altro: per il fatto stesso che una statua celebra un personaggio rinchiudendolo in una sorta di gabbia imperitura al tempo. Siamo sicuri che, da vivo, Montanelli stesso si sarebbe opposto alla sua “canonizzazione” marmorea.

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