Cosa ci saremmo veramente aspettati da Roberto Burioni Il medico del San Raffaele di Milano dà il suo addio alla trasmissione di Fazio. Ci saremmo aspettati due cose

Tra i grandi protagonisti degli ultimi tre mesi, spicca senza ombra di dubbio Roberto Burioni. Simpatico a tutti, diciamolo, ben prima della pandemia, per essere uno dei sempre presenti ospiti di “Che tempo che fa”, trasmissione condotta da Fabio Fazio sulle frequenze Rai. Burioni, col suo fare affabile e i suoi modi gentili, ha da tempo conquistato il cuore dei telespettatori. I quali a lui hanno guardato durante la pandemia: si tratta, in effetti, di una persona di rara competenza e conoscenza. Uno che parla poco e parla bene, arrivando dritto dove vuole arrivare.

In una recente intervista al Corriere della Sera, il medico-prof universitario ha dichiarato il suo silenzio stampa almeno fino all’autunno. Qualche detrattore ha tirato un sospiro di sollievo: noi no, perché da Burioni ci saremmo aspettati quantomeno due cose.

Nessun annuncio in pompa magna

Ora, in un paese normale, che Burioni lasci il suo spazio televisivo fregherebbe poco o nulla a nessuno. Ma siamo in Italia: c’è chi ha lanciato accuse e chi, invece, ha serrato i ranghi alzando gli scudi. Excusatio non petita, accusatio manifesta, direbbe qualcuno. Noi, molto semplicemente, ci saremmo aspettati meno clamore dallo stesso Burioni. Nessun intervista, nessun annuncio, per una pausa lecita e scelta in piena autonomia. Più semplicemente: ma a chi importa che Burioni lasci la televisione? Lo chiediamo ai detrattori. E ancora, questo lo chiediamo a Burioni: c’era bisogno dell’annuncio a mezzo stampa, a mo’ di rockstar? Incomprensibile.

Errare è umano

L’altra cosa che ci saremmo aspettati da Burioni è una semplice ammissione di colpa. Lui, come Galli, Tarro e tanti altri, ha preso qualche cantonata sul Covid-19 ed ha più semplicemente commesso degli errori, come ogni luminare, come ogni persona altamente qualificata. Non abbiate la supponenza di pensare che un medico, solo per il ruolo che ricopre, sia esente da errori o fallimenti. D’altronde, Einstein non sarebbe diventato quel che è diventato senza sbagliare nulla. E poi perché chi non fa errori, generalmente, non fa niente.

Invece no: errare è umano, perseverare è diabolico. Burioni se ne va in silenzio stampa fino all’autunno, ma la deadline è passibile di correzioni. E lo fa con una notizia che non è notizia e con un biglietto senza alcuna dichiarazione. Sarebbe bastato, per differenziarsi da tutti gli altri, un semplice “ho sbagliato anch’io”. Nulla.

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