Hong Kong: altro che due sistemi, la Cina reprime le libertà dell’Isola La Legge sulla Sicurezza Nazionale rischia di porre definitivamente fine alla libertà di Hong Kong

HONG KONG, HONG KONG - JUNE 12: A protester makes a gesture during a protest on June 12, 2019 in Hong Kong China. Large crowds of protesters gathered in central Hong Kong as the city braced for another mass rally in a show of strength against the government over a divisive plan to allow extraditions to China. (Photo by Anthony Kwan/Getty Images)

Ad Hong Kong, dopo un periodo di stallo, è tornata la gente in piazza. Contro il distanziamento sociale, contro le misure di contenimento. Per bloccare un’ingiustizia diventata legge, l’unica risposta è la resistenza. Parafrasando Bertolt Brecht, le proteste ad Hong Kong sono sacrosante. E qui cercheremo di spiegare il motivo e, soprattutto, da dove nascono.

Intanto, mentre il mondo fa i conti con la più grande crisi sanitaria dei tempi contemporanei, la Cina si “prende” Hong Kong, in barba al concetto dell’ “Una nazione, due sistemi“, che da sempre regola i rapporti tra Hong Kong e la Cina continentale.

Hong Kong, dove nascono le proteste

Le proteste a Hong Kong sono cominciate con una serie di manifestazioni, a partire dallo scorso anno, per protesta contro il disegno di legge sull’estradizione di latitanti verso Paesi dove non vi sono accordi di estradizione. Le proteste nascono perché secondo i manifestanti verrebbe meno, così, la linea di demarcazione tra i sistemi legali e giuridici di Hong Kong e della Cina.

In tal modo i residenti di Hong Kong andrebbero sotto la giurisdizione fattuale dei tribunali controllati dal Partito Comunista Cinese. Nelle scorse ore poi la tensione è salita alle stelle: il Parlamento del territorio autonomo ha approvato una legge che punisce chi insulta l’inno cinese. La Cina, da par suo, ha vietato le manifestazioni della giornata della memoria per il massacro di Tienanmen. Qui la polizia ha poi arrestato molti manifestanti recatisi ugualmente in piazza contro i divieti. La Cina, in questo modo, sta riducendo ad uno i due sistemi.

Hong Kong, scenari bui per il prossimo futuro

Ad oggi sono riprese sì le proteste, ma con esse gli arresti, le violenze e i soprusi. La motivazione? Ufficialmente, per ora, relativamente alla violazione delle norme anti-assembramento. Per ora, e solo per ora. Perché, quando da Pechino andrà effettivamente in vigore la legge sulla sicurezza, gli stessi manifestanti potranno essere puniti per “reati” più gravi. Ovvero: processi e arresti per sedizione, secessione, eversione. Tutti reati di stampo terroristico, secondo la Repubblica Cinese. Proprio per la legge di cui sopra i manifestanti sono scesi in piazza con più veemenza.

Una questione che affonda le sue radici nella storia

Hong Kong e la Cina vivono, da secoli, un profondo dualismo. Per comprenderlo a fondo è necessario fare un passo indietro e andare alle origini della storia di questo “scontro”. Hong Kong, come è noto, è una ex colonia britannica, fondamentale piazza finanziaria in Oriente e crocevia commerciale di spicco. Si tratta di un territorio autonomo “ponte”, a metà tra Oriente ed Occidente. Tornato alla Cina solo nel 1997. Tuttavia Hong Kong e i suoi cittadini sono cresciuti nel solco del diritto inglese, ragion per cui venne elaborata la “regola” tessuta ad hoc per la città: un paese, due sistemi.

Con questa organizzazione, almeno fino al 2047, i due territori avrebbero dovuto mantenere due sistemi differenziati. Quindi la Cina non poteva, o avrebbe potuto, comportarsi ad Hong Kong come sul suo stesso territorio.

La Legge sulla Sicurezza Nazionale

Si tratta, in questo caso, di una goccia che fa traboccare un vaso già colmo. La legge di cui abbiamo già parlato è stata approvata dall’Assemblea Nazionale del Popolo, ma non è entrata ancora in vigore. Sarà effettivamente valida da settembre. E dice, chiaramente, che verranno considerati atti gravi e criminali tutti quelli che mettono in discussione l’autorità cinese sul territorio. Hong Kong incluso.

La stessa legge parla di installazione sul territorio della regione delle agenzie di sicurezza cinesi: non era mai successo prima. Cosa significa? I manifestanti saranno automaticamente considerati terroristi. La Cina vuole reprimere Hong Kong, con uno schiaffo alle libertà dell’Isola. Altro che due sistemi.

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