Termine contratti e scadenza dei prestiti: il paradosso che sta mandando il calcio nel caos Contratti e prestiti in scadenza il 30 giugno, ma la stagione terminerà ad agosto: qualcosa va rivisto

Dopo tanti dubbi stanno arrivando notizie positive sulla ripresa degli sport. Il governo ha diramato quelle che dovranno essere le linee guida per gli allenamenti di squadra. Il mondo del calcio si è subito attivato per pensare ai modi possibili per riprendere i campionati e la decisione della Federazione è stata stabilire il termine per i campionati il prossimo 20 agosto, mentre la stagione 2019/20 verrà dichiarata conclusa il prossimo 30 agosto.

Un primo passo verso la ripresa, che però ha messo in crisi la categoria principe di questo gioco: i calciatori. Il primo problema riscontrato è quello del pagamento degli stipendi. I club hanno infatti bloccato gli emolumenti di marzo e aprile, con alcune società che vorrebbero portare avanti tale blocco. L’AIC è infuriata, perché il mancato pagamento delle due mensilità non impedirà ai presidenti di ottenere l’iscrizione ai campionati 2020-21. L’altro grande dubbio è legato alla scadenza dei contratti dei calciatori e al termine dei prestiti.

Contratti e prestiti in scadenza, un altro paradosso nel mondo del calcio

Gli accordi termineranno il prossimo 30 giugno, mentre – come detto – il termine della stagione è stata fissata (in Italia, ndr) per il 30 agosto. La domanda sorge spontanea: come sarà possibile far giocare un calciatore a luglio se il suo contratto è di fatti terminato a giugno? Giocatori come Callejon e Bonaventura, ad esempio, potrebbero salutare rispettivamente Napoli e Milan per fine contratto, eppure il campionato continuerebbe ad andare avanti.

Ancor più paradossale è il caso dei calciatori in prestito. Uno degli esempi può essere rappresentato da Smalling, difensore pilastro della Roma arrivato dal Manchester United. I giallorossi dovranno rinunciarvi proprio all’indomani della (eventuale) ripresa del campionato?

Stesso discorso per Icardi. Il suo prestito al PSG scadrà il 30 giugno e, a meno che i parigini non decidano di riscattarlo per 70 milioni di euro, l’argentino farà ritorno all’Inter. I nerazzurri potranno così avere a disposizione un nuovo calciatore? Insomma, troppe domande. Troppi quesiti. Troppi problemi.

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FIFA e UEFA non hanno il potere di risolvere la situazione

La FIFA ha dato l’indicazione di prolungare tutti questi accordi tra le parti fino al termine della stagione, ma non ha il potere di emanare una norma perché ogni Paese ha il suo diritto del lavoro e ogni federazione ha le sue norme. Il presidente Infantino si è dunque fermato a un “suggerimento“. La stessa UEFA non ha poteri in ambito di tesseramento. Ogni federazione dovrà dunque uscirne con l’aiuto della propria Lega. Resta da capire se in Italia, dove ogni parte tira acqua al proprio mulino, si riuscirà a trovare davvero un accordo. Servirebbe buon senso, almeno questa volta.

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