Riaprono cinema e teatri, il calcio resta fermo: la grande contraddizione del Governo La contraddizione sulle decisioni del Governo tra spettacolo e sport

Ci siamo, anzi no. Il calcio non riparte, nemmeno al termine del lockdown. In Italia si sta vivendo il paradosso del tutto aperto, tranne che il mondo del pallone. Il governo ha infatti consentito sin da oggi la riapertura degli esercizi commerciali: bar, pizzerie, barbieri, centri estetici e negozi di abbigliamento. Tutti con specifici dettami di sicurezza da rispettare. Anche lo spettacolo riprende. Cinema e teatri apriranno a partire dal prossimo 15 giugno con un massimo di 1000 spettatori (all’aperto, ndr), così come saranno consentiti i concerti. Saranno obbligatori mascherine e distanziamento, la misurazione della febbre a maestranze e pubblico e sarà vietato l’ingresso a chi ha più di 37,5 gradi di febbre. Dove possibile inoltre sarà preferibile l’uso di biglietti elettronici e la limitazione dell’uso del contante, anche al fine di evitare aggregazioni presso le biglietterie.

Niente calcio, ma riparte lo spettacolo: cinema e teatri aperti al pubblico

Insomma, regole chiare. Certe. Ma la domanda sorge spontanea: se sono permessi gli spettacoli, perché il calcio non può riprendere? Sia chiaro, il discorso vale per tutti gli sport, ma il calcio in Italia è soprattutto una questione di affari. Se non ci fosse un giro di denaro da oltre 4 miliardi di euro l’anno, che contribuisce a circa il 7% del PIL nazionale, probabilmente non ci sarebbe tutto questo interesse sulla ripresa del pallone. Conte e Spadafora giocano allo scarica barile, nessuno ha il coraggio di prendere una decisione definitiva. Il 25 maggio riaprono i centri sportivi e le piscine, ma il calcio – che dovrebbe essere il primo pensiero del Governo in merito allo Sport – resta fermo.

La politica ha le sue colpe. L’ostracismo del Ministro dello Sport verso la ripresa del gioco ha messo in subbuglio FIGC e società, soprattutto in Serie A. Lo stesso Spadafora sembra non aver chiara la questione: lo dimostra la proposta di qualche settimana fa sulla possibilità di permettere la trasmissione in chiaro delle partite, ignorando di fatti la Legge Melandri e la gestione dei diritti TV in Italia. L’Italia non sta facendo una bella figura, l’approssimazione verso certe decisioni lascia perplessi. Il tutto mentre la Germania ha dimostrato come il calcio possa riprendere, seppur con alcune limitazioni.

calcio spettacolo

Cambia il protocollo di sicurezza, ma servono decisioni definitive

Intanto, come auspicato qualche giorno fa, la FIGC ha apportato alcune modifiche al protocollo par la ripresa del calcio. Due le novità più importanti, oltre all’abolizione del ritiro. La prima prevede che gli allenamenti siano liberi sul campo, senza distanziamento minimo fra i calciatori. Solo l’allenatore e gli appartenenti allo staff tecnico dovranno stare a due metri l’uno dall’altro, indossando la mascherina. La seconda: in caso di positività di un giocatore al Covid-19, dopo avere isolato il soggetto interessato, il resto del gruppo squadra andrà in ritiro, dove comunque potrà continuare ad allenarsi. Per due settimane saranno sottoposti tutti a tamponi ogni 48 ore, oltre ad esami sierologici da effettuarsi la prima volta all’accertata positività e da ripetersi dopo dieci giorni. Le responsabilità del medico sociale sono state alleggerite.

Un piccolo segnale, in attesa di capire il parere del CTS (Comitato Tecnico Scientifico), verso la ripresa del calcio giocato. Ma a questo punto l’intervento della politica diventa fondamentale. Serve una presa di posizione importante, un appoggio concreto. Conte dovrà dirci se si gioca o non si gioca. Il Governo che promette soldi e speranza non convince più. Le aziende non hanno visto un euro dei soldi promessi dallo Stato e tutto lo sport è ormai finito sul lastrico: ormai non è più tempi di rinvii, servono decisioni e risposte. Il calcio è spettacolo, divertimento, ma soprattutto affari. E se lo spettacolo nei cinema può ripartire, non si capisce perché invece il calcio debba stare fermo.

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