Addio Maestro, ci ha insegnato la cosa più importante: ascoltare Ezio Bosso, musicista e compositore, si è spento oggi, 15 maggio 2020. Cosa ci ha lasciato?

Ci sono notizie che, più di altre, sconvolgono e cambiano inesorabilmente il corso di una giornata apparentemente come le altre. Questo 15 maggio 2020 si era aperto come tanti giorni di questo folle anno, che ha regalato al mondo una pandemia e all’Italia un’emergenza da cui è appena cominciata l’uscita. Poi la notizia, nelle prime ore della mattina, della dipartita di un grande italiano: Ezio Bosso.

Nato a Torino, nel 1971, definire Ezio Bosso come musicista e grande compositore appare finanche riduttivo, in un contesto culturale sempre più povero ed arido come quello italiano che perde, con la sua scomparsa, uno dei più grandi interpreti di quell’arte nostrana in via d’estinzione. Abbiamo deciso di ricordarlo qui, su queste colonne, col fine ultimo del suo viaggio terreno.

Ezio Bosso, un disabile evidente tra disabili invisibili

“Sono solo un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Parlava così di sé Ezio Bosso, qualche tempo fa, con un’assurda concezione dignitosa di quella malattia neurodegenerativa di cui soffriva dal 2011. Si pensava fosse la SLA, invece era qualcosa di molto più complesso che ha finito di consumarlo, quest’oggi, all’età di soli 48 anni.

Una perdita enorme, se si considera la grandezza artistica di un uomo che ha fatto della sua musica, e che musica, motivo di unione per tante persone che oggi, nel suo ricordo, si sono raccolte. In fondo ne era convinto: la musica, come la vita, ha senso solo se si realizza insieme.

Per molti Bosso è stato un modello, nel mondo. Un po’ perché, grazie alla sua grande umanità, aveva quasi reso un abilità quella disabilità di cui sopra. E poi perché, come solo i classici sanno fare, era stato bravo a portare la sua musica oltre i confini. Quasi a reinventare un genere, quello della musica sinfonica, spogliandolo dei suoi classici luoghi comuni, di quella qualcosa di misteriosamente elitario che da sempre la accompagnava.

Nel 2016, quando commosse l’Ariston, per molti fu lui il vero vincitore del Festival di Sanremo. In parte è così. Perché Ezio Bosso, con la sua umana semplicità, ci era riuscito. La musica, la sua, ci insegnava la cosa più importante di tutte: ascoltare.

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