Come andremo a mare nell’estate del Covid-19? Prenotazioni, controllo, distanziamento e app: come cambia il nostro rapporto col mare

La stagione estiva è ormai alle porte: il Coronavirus ha spazzato via la Primavera ma, per fortuna, con questa fase due, a detta del Premier Conte, non priverà gli italiani delle spiagge e del tanto amato mare. Anzi, sarà un’occasione per viaggiare, con cautela, tra le bellezze di una Penisola spesso e volentieri ingiustamente scartata tra le opzioni di viaggio dei suoi abitanti.

Ma il Covid-19, purtroppo, molte abitudini le ha stravolte, tante altre le ha spazzate via. Sarà comunque un’estate di incertezze, di tensione, di attenzione. Andremo davvero al mare? Se sì, come? Ne parliamo qui di seguito, secondo le ultime indiscrezioni, provando a dare qualche suggerimento.

Mare e Covid-19, sicurezza la parola d’ordine

Il virus, se è vero come è vero, rallenta ma non scompare. Questo succederà solo e soltanto in presenza di un vaccino che chiuda la pandemia più grande del ventunesimo secolo (per ora). La risposta alla domanda di cui sopra è sì, a mare andremo. Ed ovviamente andremo in piena sicurezza. Questo cosa significa?

Che l’idea è quella di aprire gli stabilimenti balneari solo e soltanto se sussistano le condizioni minime per la tutela dell’incolumità dei bagnanti. Quindi mascherina (da togliere al sole), un ombrellone ogni cinque metri per il distanziamento sociale. E poi fasce orarie con prenotazione, forse obbligatoria, e metodi di pagamento rapidi e veloci: spazio dunque al pagamento via carta, di debito o di credito.

Mare e Covid-19, qualche suggerimento

Ragion per cui gli imprenditori balneari probabilmente sentiranno in misura minore gli effetti del Covid-19 in piena estate, mentre potrebbero restare penalizzati proprio nelle prossime settimane. Ma se così fosse, sarebbe certamente un danno di minor portata rispetto a quanti, invece, hanno chiuso le saracinesche a marzo e rischiano seriamente di non rialzarle.

Noi proviamo a dare qualche suggerimento: sacrificare la quantità per la qualità. Per la sicurezza di tutti, forse è meglio proporre meno ingressi e fasce orarie rigide e da rispettare per tutti, in entrata ed in uscita. Meno posti e più flessibilità.

Oltretutto suggeriamo una politica sui prezzi, laddove si rischia, in alcuni contesti costieri, di non avere più spiagge libere: non tutti possono permettersi lidi che, spesso e volentieri, alzano l’offerta del 20,30% rispetto alla media. O, in ultima analisi, garantire sicurezza e ordine anche sulle spiagge libere, che sopravvivrebbero, dunque, secondo la formula una ogni due.

L’unico modo per ripartire tutti, senza distinzioni e con equità, è questo.

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