Siamo un Paese senza speranza Silvia Romano è rientrata in Italia, ma non interessa a nessuno: veleno e odio vincono sempre

SILVIA ROMANO

Silvia Romano è rientrata in Italia, diciotto mesi dopo l’ultima volta. Era stata sequestrata e di lei si erano perse le tracce. La sua è, tuttavia, una storia di solidarietà. Di chi sa mettersi dalla parte degli ultimi, di chi sa mettere da parte la sua vita, il suo quotidiano, i propri affetti. Ed è una storia, sì, finita a lieto fine: un epilogo per niente scontato in un mondo ancora troppo in subbuglio.

Alle 14.00, ora italiana, Silvia è tornata a casa. Si è lasciata andare ad un abbraccio liberatorio, non appena ha visto la famiglia. Ed è poi rimasta a Roma, dove è stata interrogata. Farà oggi rientro nella sua Milano, che la attende a braccia aperte. Nei chilometri che farà, dalla Capitale alla sua città, chissà se Silvia avrà modo di riflettere sull’odio seminato, in meno di ventiquattro ore, dagli inquinatori del web e della vita sociale. Forse lei non se ne curerà, perché ci ha dimostrato che nella vita quel che conta, fortunatamente, è altro. Lo facciamo noi qui, aprendo una parentesi.

Silvia Romano, gli odi di un Paese senza speranze

Fino all’8 settembre del 1943, masse di italiani furono fieri sostenitori del Fascismo, del suo leader e della sua politica. Dopo fu, dalla moltitudine della gente, tutto un rinnegare. Il 25 aprile del 1945, gran parte di quegli italiani festeggiava la Liberazione dallo stesso Fascismo. Una metafora che ci dice quanto possiamo essere un popolo storicamente masochista, che gode nel farsi del male, crogiolandosi nelle proprie convinzioni, nelle proprie incoerenze, nelle propria viltà. Perché fa più comodo, e perché in fondo ci fa schifo tutto quello che è contaminato, che è lontano dal nostro immaginario.

Allora Silvia Romano è stata riscattata: per una parte d’Italia doveva restare lì, in Somalia. Perché, per qualcuno, stava bene. Magari viveva in un resort a cinque stelle, in un attico africano di primo ordine (siamo sicuri che i divulgatori di fake news partoriranno anche questa).

Allora Silvia Romano si è convertita all’Islam: alto tradimento per un Paese bigotto che ha vomitato tutto il possibile addosso ad una giovane ragazza. E, per non farsi mancare niente, ha allargato gli orizzonti: a morte i terroristi (perché in Italia, complice una certa politica, ogni terrorista è islamico ed ogni islamico è di costituzione terrorista). E poi ancora: forse stava meglio lì, è tornata a portare altre abitudini, non ha più il suo nome, i suoi vestiti.

Allora Silvia Romano e la famiglia non rispettano i protocolli di sicurezza anti-Covid: siamo sicuri che le stesse persone che hanno affermato ciò, al contrario, avrebbero fatto lo stesso. Perché ognuno ha un cuore.

E infine tutto si riduce al solito: che cada il Governo, non siamo rappresentati, è un gesto ignobile pagare il riscatto, è uno schifo. Al contrario, se Silvia non fosse stata liberata, quando una parte d’Italia se ne sarebbe ricordata, avrebbe detto il contrario.

Il monito dell’Italia è la sua storia

Ci fermiamo qui, perché la decenza ha un limite ampiamente superato. Il Coronavirus, senza dubbio, poteva essere un ottimo modo per ridimensionarci, e aprire i nostri confini mentali segnati dalla paura dell’altro e dall’odio per il diverso. Non è bastato perché la nostra storia è il miglior monito: siamo un Paese senza speranze, che non sa guardare al passato e non sa tracciare linee coerenti per il suo presente e, soprattutto, per il suo futuro.

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