Silvia Romano finalmente libera dopo due anni. Una storia di solidarietà La giovane volontaria, dopo due anni di prigionia, è stata finalmente liberata

Un raggio di sole nel buio strano di questi giorni: Silvia Romano è libera, e può finalmente rientrare in patria. È una storia d’amore e solidarietà, quella di Silvia. Una storia di amore per il prossimo, nell’accezione più profonda del termine.

SILVIA ROMANO, IL RAPIMENTO

Gli obiettivi di Silvia erano già chiari nel percorso di studi intrapreso: si laurea, infatti, in una scuola per mediatori linguistici per la sicurezza e la difesa sociale, con una tesi sulla tratta di esseri umani. Innamorata dei bambini, Silvia ha un sogno: poter aiutare quelli dell’Africa, potergli donare un sorriso, poter essere presente, poter vedere i loro occhi illuminarsi.

E così decide di rendere concreto quel sogno e parte per diverse missioni, l’ultima come volontaria dell’associazione Africa Milele Onlus. L’associazione nasce a Fano il 9 settembre 2012 e si occupa di progetti di sostegno all’infanzia. Lo scopo del progetto è la costruzione di una casa orfanotrofio in grado di ospitare bambini orfani di entrambi i genitori. L’idea è che i bambini possano avere così assistenza sanitaria e la possibilità di essere inseriti in programmi scolastici secondo le proprie capacità, anche grazie ad un progetto di adozioni a distanza. È proprio lì che Silvia, allora 23enne, è stata rapita. Il 20 novembre del 2018, nel poverissimo villaggio di Chakama, a circa ottanta chilometri dalla capitale Nairobi, Silvia viene prelevata con forza da un gruppo di uomini armati di fucili e machete.

Subito dopo il rapimento, la polizia locale ipotizza una pista interna, ossia un rapimento ad opera di criminali comuni a scopo di estorsione, magari anche con la possibilità che la ragazza venisse venduta oltre confine, ai jihadisti di al Shabaab. Gli aggiornamenti delle autorità kenyote si diradano sempre di più fino a quando, il 21 gennaio 2019, fanno sapere che Silvia era ancora viva e all’interno dei confini nazionali. A marzo dello stesso anno la Procura di Roma chiede una rogatoria senza però ottenere risposta dalle autorità. Da quel momento, più nessuna notizia della giovane Silvia. Almeno fino ad oggi, giorno della sua liberazione.

“SI SOPRAVVIVE DI CIO’ CHE SI RICEVE, MA SI VIVE DI CIO’ CHE SI DONA”

Silvia rappresenta un esempio per chi nasce e cresce con un’urgenza nel cuore: quella di “farsi prossimo”. Ecco, Silvia ci insegna che è possibile seguire la propria vocazione. Come scriveva su un suo post su Facebook, in una foto con dei bambini kenyani: “Si sopravvive di ciò che si riceve, ma si vive di ciò che si dona”.

Silvia Romano

Ecco, Silvia lo ha compreso. Ha fatto sì che la compassione toccasse le corde più sensibili della propria anima, ha lasciato che provocasse in lei quella spinta all’aiuto, a riconoscere la sofferenza nell’altro, ad avere voglia di lenire, curare, salvare. Silvia ha compreso che avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, per capire che aprirsi agli altri non può impoverire, ma solo arricchire. Lei, così come tanti altri volontari, ha interpretato la sua vita così: come un dono per gli altri, come un dono per quei bambini.

SILVIA ROMANO, AMORE E SOLIDARIETÁ

È stata dura, aspettarla per due lunghi e angoscianti anni, e accettare di non avere sue notizie. È stato assurdo, dal punto di vista umano, comprendere l’idea che la sua famiglia dovesse aspettare così, senza una risposta, senza un cenno, senza il sorriso e lo sguardo dolce di Silvia.

Ma finalmente la luce è tornata. Finalmente Silvia è pronta a tornare in patria. Scusaci, Silvia, se molti saranno pronti a puntare il dito senza sorridere semplicemente all’idea del tuo ritorno. Scusaci se non tutti capiranno, elaborando stupide retoriche e filosofie.

A noi altri basta sapere che sei qui. Perchè, nonostante tutto, nonostante dall’esterno non si possa capire quanto sia difficile partire per aiutare e poi ritrovarsi così, prigioniera, nonostante questo ci hai insegnato quello che, ci auguriamo, tutti possano capire prima o poi: che la solidarietà, sempre e comunque, è l’investimento migliore che un uomo possa fare.

 

Tagged:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.