Fase 2, l’Italia rischia davvero una nuova ondata di contagi? Due studi, uno cinese e l'altro inglese, gettano ombre sulla "fase 2" in Italia

FASE 2

La Fase 2, in Italia, è appena agli inizi. Ma le polemiche, che non ci hanno mai abbandonato, non si placano a fermare. C’è una sana paura, dopo quanto successo nel mese di marzo soprattutto. Ci sono incertezze, dubbi, tensioni mai del tutto sopite. E ad alimentare il tutto ci hanno pensato due studi, uno cinese e l’altro inglese, al centro del dibattito politico in queste ore.

L’Italia sa benissimo di rischiare parecchio in questa “Fase 2”: è una conseguenza con cui farà i conti l’intero mondo occidentale, memore della lezione già subita dalla Cina e da tutto l’Oriente, colpito per primo dal nuovo Coronavirus. Ma nello specifico di cosa si tratta? E soprattutto, sono rischi concreti?

Fase 2, dalla Cina: “Riapertura affrettata”

Sulla Fase 2 si è espresso prima uno studio cinese, condotto condotto dall’ospedale generale cinese di Pechino (PLA) che si interrogava sul perché l’Italia avesse avuto più contagiati e più morti rispetto alla provincia dell’Hubei, la più colpita in Cina.

Il risultato è stato il seguente: l’Italia avrebbe dovuto rimandare l’apertura a causa di un’ondata di contagio ancor più grave. I risultati sono stati resi noti sulla rivista di settore “Frontiers in Medicine”, dove al centro dell’attenzione è finito l’intervento governativo. Il ritardo di alcune disposizioni hanno favorito il propagarsi del virus che in Cina invece è stato prontamente bloccato per via dell’intervento rigoroso e perentorio del governo centrale.

Secondo le proiezioni cinesi, condotte in base all’andamento del contagio, l’Italia avrebbe dovuto bloccare il lockdown solo dal prossimo agosto, cominciando la “Fase 2” tre mesi dopo rispetto alla sua naturale partenza.

Fase 2, dall’Inghilterra: “Nuova ondata di decessi”. Ma cosa rischiamo?

L’Imperial College di Londra, nel suo studio, ha allargato ancor di più gli orizzonti. Aumentano qui decessi attesi in questa seconda fase di convivenza col virus.

Secondo gli inglesi, con la ripresa parziale delle attività nelle regioni del Nord gli scenari prevedono tra i 3.700 e i 18 mila morti in più rispetto rispetto a quello già drammatico letto fino a poco fa. Questo qualora la mobilità si mantenesse in aumento del 20-40% in più rispetto alla quarantena.

Inquietanti, i dati sopraelencati. Ma cosa rischia in concreto l’Italia? Sottolineiamo subito che di tanto in tanto siamo noi modello per gli altri. Parliamo anzitutto del Paese occidentale che forse meglio di tutti ha gestito la crisi Covid, nonostante il dramma dei defunti e del contagio. L’altro assunto di fondo è l’esistenza del virus, contro cui si dovranno ancora per molto fare i conti.

Il rischio c’è, negarlo sarebbe inutile. Tuttavia ciascun italiano può contribuire a smentire dei dati finora solo ipotizzati. In che modo? Con responsabilità, prevenzione e amore, per sé e per gli altri. Alla fine, come tutte, anche questa storia sarà un ricordo, brutto, del nostro passato.

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