Da Chiaravalle a Guayaquil, il silenzio degli innocenti

Ogni volta che ascolto storie di respiratori ceduti da anziani a gente più giovane comprendo sempre di più la gravità di questa guerra batteriologica.

Inutile girarci intorno, siamo in guerra e come in tutti i conflitti internazionali viviamo situazioni estreme, mentre altre vengono censurate per non allarmare ulteriormente una popolazione già provata da un panico globale.

L’Italia, come la quasi totalità delle altre nazioni affette dal Covid-19 , è arrivata impreparata agli attacchi incrociati di questo misterioso virus proveniente da un mercato degli orrori,  lì nella lontanissima provincia di Hubei.

La nostra impreparazione ha dei colpevoli, dei volti conosciuti e meno noti appartenenti al mondo della politica e delle lobby, delle mafie e della massoneria, sulle cui teste graverà come un macigno l’accusa di aver contribuito alla morte di migliaia e migliaia di persone.

Pensavamo di essere invincibili e indistruttibili, forti di tutti privilegi concessi da una società consumistica e ipertecnologica, ma abbiamo dimenticato quanto possiamo essere vulnerabili quando il nemico non è il blocco di Whatsapp o le teorie su una imminente crisi economica. E’ stata proprio la recessione economica del 2008, come evidenzia un recente studio dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani, a determinare un calo nell’intensità degli investimenti finalizzati al rafforzamento del sistema sanitario italiano rispetto al primo decennio del terzo secolo.

Nonostante i numeri positivi in valore assoluto, c’è da sottolineare come buona parte dei soldi stanziati siano finiti nel nulla, soprattutto nel Meridione, depauperati da una classe politica-clientelare corrotta e in odore di mafia.

Un altro studio pubblicato da Agi evidenzia come negli ultimi 20 anni, nonostante la crescita progressiva della spesa, gli istituti di cura pubblici siano passati da 1381 a 1000 unità,  decrescita compensata dall’impennata delle strutture private accreditate, le quali in questa crisi sanitaria si sono dimostrate praticamente incapaci di contribuire quantitativamente e qualitativamente a supportare le strutture pubbliche nel contrastare la pandemia.

Morale della favola, il numero dei posti letti è passato da 311.000 nel 1998, prima della crisi del 2008, a circa 225 mila posti nel 2017, per poi precipitare fino alle 191.000 unità. La media per abitante è passata da 5,8 posti letto ogni mille abitanti del 1998, a 4,3 nel 2007 e a 3,6 nel 2017.

Come spiegano sulle pagine dell’agenzia di stampa AGI, “la ragione principale di questo calo affonda le sue radici nella scelta della deospedalizzazione da un lato e della maggiore assistenza domiciliare per i malati a carico del Ssn mediante il potenziamento delle reti territoriali (laboratori, centri specializzati in prestazioni in day hospital, case di cura per anziani e via dicendo)”.

Nonostante le buoni intenzioni sulla carta, i risultati emersi da questo primo mese di pandemia sono stati nefasti.

L’ecatombe di anziani e il numero eccessivo di decessi rispetto ad altre nazioni evidenzia delle chiare falle nel sistema sanitario, incapace di contrastare senza armi a sua disposizione alla crescita esponenziale dei ricoveri nelle aree focolaio del covid-19.

Il numero limitato di posti letto in terapia intensiva e la mancanza di respiratori hanno contribuito all’impennata dei decessi, bilancio nel quale spesso non sono menzionati anziani e meno anziani che hanno perso la vita tra le mura domestiche.

Uomini e donne che hanno pagato a carissimo prezzo sulla loro pelle gli scempi compiuti da un sistema che si considerava invincibile, ma bucato come uno scolapasta.

Da Chiaravalle Centrale a Guayaquil, città dell’Ecuador vicina alle coste dell’Oceano Pacifico, la nostra memoria storica si sta spegnendo giorno dopo giorno, uccisa da tutti coloro che l’hanno privata di qualsiasi forma di supporto sanitario adeguato, da tutti coloro che le hanno negato l’opzione di poter giocarsi le ultime carte per la vita. Corpi che si spengono rapidamente nel silenzio assoluto di case di riposo e nel letto delle proprie case tra le braccia di figli inermi, impotenti di fronte alla saturazione di migliaia di ospedali inefficaci per contrastare una pandemia storica.

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