Prime speranze

Una lieve, lievissima speranza: le nuove diagnosi della giornata di ieri, rispetto al totale, segnano un aumento del 6,9% rispetto al totale. Si tratta del punto più basso dall’inizio dell’epidemia a fronte del 7,4% e dell’8,2% dei giorni precedenti. Un primo segnale di stop dopo un periodo in cui la crescita, abbondantemente, si era assestata sulla doppia cifra.

Ciò non significa che la pandemia non cresca ma forse ci siamo e i primi, concreti risultati, cominciano a vedersi, dopo le restrittive misure di contenimento adottate dal Governo. Incremento non più sostenuto, come ha spiegato Gianni Rezza, numero uno per le malattie infettive all’Istituto Superiore di Sanità. Prudenza, anche a causa di oscillazioni nei dati percentuali e numerici, sempre dipendenti dal numero di tamponi e di altri, disparati fattori. Ma quel che fa ben sperare è che le attuali positività hanno una incubazione precedente e quindi non sono contagi recenti.

Escludendo la Toscana e le Marche, i dati di contagi regione per regione cominciano a scendere, pure in Lombardia, la più martoriata dall’inizio della pandemia. I decessi invece crescono, fino al 9,7% per un totale che ormai ha superato le diecimila unità. Ma ancora: aumentano i guariti, il che, in contrapposizione, è un’ottima notizia.  Gli attualmente positivi al virus, tolti i morti e i guariti, in questo momento sono quindi 70.065, 3.651 in più rispetto al giorno precedente. Anche questo dato ha è visto un calo dell’incremento giornaliero importante, dal +7% di venerdì al +5,4% di ieri.

L’epidemia non decresce sostanzialmente, ma le misure più restrittive, in vigore da due settimane, quasi tre, portano piccoli, piccolissimi risultati che presto potrebbero diventare rilevanti. Verso fine mese, magari, quando il decremento dovrebbe continuare a ritmi più sostenuti.

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