Educazione Albanese

Sarà per un inconscio razzismo tutto italiano, sarà perché nell’ultimo trentennio siamo rimasti un Paese clamorosamente chiuso. Sarà perché ci fa ribrezzo, quasi schifo, chiunque non abbia le nostre abitudini, le nostre cadenze, le nostre italiche tradizioni. Per questi ed altri motivi, chissà, quando in Italia, da Nord a Sud, succede qualcosa, vuoi uno stupro, vuoi una rapina, vuoi un incidente, fino a non molto tempo fa si finiva per accusare poche e sempreverdi categorie, in un cantilenante leitmotiv che faceva più o meno così:

A) È stato un Rom
B) È stato un Romeno
C) È stato un albanese. 

Le tre categorie sono state poi sostituite dagli immigrati africani, ma questa, è un’altra storia. Alla fine, per mettere d’accordo tutti, la colpa andava sempre all’albanese. Perché? Perché il popolo albanese è stato protagonista, nell’ultimo decennio del Novecento, di una immigrazione di massa nel nostro Paese, cominciata dopo la caduta della Repubblica Popolare Socialista d’Albania, all’indomani della fine di tutti i regimi comunisti nei Balcani e nell’Europa dell’Est. Da allora all’albanese sono state associate le stesse categorie che oggi vedono protagonisti nigeriani, libici, marocchini. E cioè vengono qui, ci rubano il lavoro, pesano su di noi. Non l’hanno dimenticato, gli albanesi. In bene e in male. 

E ieri ci hanno dato, come popolo, una grande lezione di umanità, solidarietà, riconoscenza. Il Premier albanese, Edi Rama, ha inviato un team di trenta medici e infermieri, per far fronte all’emergenza Covid-19 che sta mietendo vittime nel nostro Paese: “Non dimentichiamo chi con noi si è comportato da amico. Gli italiani sono amici del nostro popolo, l’Italia è casa nostra”.

Dovremmo ricordarcene, ad emergenza finita, ogni volta che odiamo il diverso, che discriminiamo chi non ha i nostri stessi colori, chi non mangia i nostri cibi, chi non ha le nostre abitudini. Grazie, Albania, per questa lezione di civiltà. Per questa lezione di educazione. Educazione Albanese. 

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