Covid 19: emergenza farmaci in Emilia Romagna

Vi è una grave emergenza farmaci in Emilia Romagna che rischia di mandare in tilt il sistema assistenziale della regione in seguito alla diffusione del Coronavirus. Federfarma e Assofarm – rispettivamente titolari delle farmacie private e comunali – insieme a CittadinanzaAttiva (organizzazione, fondata nel 1978, che promuove l’attivismo dei cittadini per la tutela dei diritti e il sostegno alle persone in condizioni di debolezza, anche attraverso il tribunale dei malati) contestano le decisioni prese dalla regione, relative alla modalità di distribuzione dei farmaci solitamente ritirati nelle farmacie ospedaliere.

Emergenza farmaci

Già dai primi giorni dell’emergenza sanitaria e prima ancora che arrivassero i decreti che invitavano i cittadini a rimanere in casa, le associazioni di farmacisti – rispondendo alle richieste e alle paure dei cittadini – avevano dato la propria piena disponibilità a distribuire i farmaci ospedalieri in farmacia e a titolo completamente gratuito, ovvero senza ulteriori costi per il cittadino finale né per l’istituzione. Lo scopo era evitare una emergenza farmaci che avrebbe potuto scatenare gravi conseguenze a livello sanitario.

Come spiega Anna Baldini, responsabile di CittadinanzaAttiva Emilia-Romagna “Abbiamo chiesto a viva voce a tutte le regioni di adottare un modello di prossimità distribuendo in farmacia in DPC farmaci e dispositivi medici, favorendo così i bisogni delle persone in condizioni di fragilità. Quello che la Regione sembra non aver compreso è che i malati e i caregiver riconoscono nella farmacia un luogo amico, dove trovano non solo il farmaco di cui hanno bisogno, ma personale preparato a rispondere a tutti loro dubbi, che in questa fase di grandi paure legate all’emergenza sanitaria, si fanno ancora più grandi e numerosi.

Credo che la scelta fatta, non solo affidi queste persone fragili alla scarsa competenza che può avere un volontario, ma che comporti anche un grande rischio che siano molti i pazienti che decidano di sospendere le terapie“.

Le associazioni in rivolta

Dell’emergenza farmaci ha parlato anche Achille Gallina Toschi, Presidente di Federfarma ribadendo che “Era e resta doveroso agevolare i singoli cittadini, con particolare riferimento ai pazienti cronici, distribuendo tutti i farmaci oltre che i dispositivi medici dell’assistenza integrativa.

Prima ancora che arrivassero i decreti che hanno imposto alle persone di rimanere in casa, abbiamo sollevato l’assurdità di imporre loro lunghe file e spostamenti nelle strutture ospedaliere, per un servizio che potrebbero trovare sotto casa o addirittura ricevere a domicilio. Non solo il nostro appello è rimasto inascoltato, ma quando l’esigenza di soluzioni alternative si è fatta più stringente a causa dei decreti, ancora una volta si sono preferite soluzioni che non possiamo che definire prive di buon senso.

L’ultima, in ordine di tempo, una circolare che porta la data del 23 marzo 2020 che prevede la consegna dei farmaci da parte di volontari, rimborsati (quindi con un costo per la collettività), e senza alcuna formazione specifica. Il risultato? I farmacisti continuano a ricevere in farmacia richieste di aiuto, perché i pazienti hanno bisogno di rassicurazioni e consulenza rispetto all’utilizzo di molti farmaci. Inoltre, farmaci spesso delicati viaggiano su mezzi totalmente inappropriati.  

Infine – aggiunge Gallina Toschi – facciamo presente che già diversi cittadini decidono di acquistare il farmaco o ausilio di cui hanno bisogno e a cui avrebbero diritto gratuitamente.

Il grido d’aiuto

Per il Presidente di Assofarm Ernesto Tochi l’emergenza farmaci non è da sottovalutare; “Continuiamo a leggere incitazioni, giustissime, alla popolazione perché non esca di casa e inviti, per tutti, a ridurre il più possibile gli spostamenti. Poi, contestualmente, ci vediamo negata la possibilità di distribuire nelle nostre farmacie i farmaci, affidati ai volontari. E tutto questo, nonostante la totale gratuità. Siamo presidi sanitari, al fianco delle Istituzioni e pronti a fare la nostra parte. Gli stessi sindaci ci chiedono di esserci, con la nostra rete capillare. Ogni cittadino ha una farmacia nel raggio di pochi metri da casa. E non parlo solo dei grandi centri, ma anche dei piccoli comuni. È quello il posto in cui devono trovare i farmaci. Facciamo tutto quello che è in nostro potere per contrastare l’emergenza e contenere il contagio. Non sappiamo sinceramente per quanto tempo la Regione creda di poter realisticamente sostenere queste modalità… ci chiediamo quanto ancora debba aggravarsi l’emergenza perché si decida di utilizzare il primo e più naturale canale di distribuzione del farmaco”. 

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