20 mila aziende a rischio chiusura in Emilia-Romagna

L’emergenza Coronavirus rischia di mettere in ginocchio 20.000 aziende in Emilia-Romagna.  La situazione risulta preoccupante. A renderlo noto è una ricerca condotta dal Centro studi di Confartigianato Emilia-Romagna. 

Le aziende in Emilia Romagna

Le attività artigiane di servizio alle persone che da oggi fino al 25 marzo sono chiuse comprendono 20.856 imprese artigiane, con quasi 52 mila addetti, escludendo dal computo totale i settori che non rientrano nelle chiusure previste dal Dpcm dell’11 marzo. In quest’ultima categoria rientrano lavanderie, tintorie e servizi di onoranze funebri che comprendono 1.207 imprese artigiane registrate, e il comparto dell’autoriparazione che conta 5.332 imprese artigiane.

Nei settori dei servizi alle persone a fine 2019 sono registrate, invece, 27.395 imprese artigiane, pari al 21,8% dell’artigianato, che danno lavoro a 69.544 addetti, mentre sono 19.145 quelle che si dedicano ai servizi alle imprese, con oltre 42 mila impiegati.

Infine,  nel settore dei servizi (alle imprese e alle persone) operano 46.540 imprese con oltre 110 mila addetti impiegati.

Analizzando la situazione delle aziende per provincia, si scopre che Bologna è in testa con 11.498 imprese e oltre 24 mila impiegati. Seguono Modena, con 7.123 imprese e quasi 18 mila addetti, Reggio Emilia, con 13 mila impiegati in oltre 5 mila imprese, e Forlì-Cesena, che presenta 4.695 imprese con quasi 12 mila impiegati. Vicine Ravenna e Parma, rispettivamente con 4.085 e 4.023 imprese per 10 mila e 9 mila addetti. Seguono Rimini, con 3.790 imprese e oltre 9 mila addetti, e Ferrara, con 3.382 imprese e 7 mila impiegati. Chiude la provincia di Piacenza con 2.752 imprese che impiegano quasi 7 mila addetti.

Una crisi che può pesare

Marco Granelli, presidente di Confartigianato Emilia-Romagna ha fatto il punto sulla situazione: “La situazione delle imprese è complessa. Per questo chiediamo fin da subito un’attenzione maggiore alle istanze delle imprese da parte della Pubblica amministrazione e dei suoi funzionari, con regole che alleggeriscano il carico burocratico e semplifichino il ritorno alla normalità. Si prendano a riferimento le procedure che, negli ultimi tempi, hanno dato risultati positivi in termini di ripresa. Penso, ad esempio, alla ricostruzione del ponte di Genova. Servono insomma risposte chiare e veloci per rasserenare la quotidianità degli imprenditori“.

Come ha sottolineato Granelli, il pericolo è soprattutto per il settore artigianale  “I dati espressi dalla ricerca del nostro Centro studi preoccupano perché danno conto dell’impatto che questa emergenza ha sulle micro e piccole imprese non solo del manifatturiero, ma anche dei servizi.

Questo settore, in particolare, impiega un gran numero di addetti che rischiano, spesso in prima persona, di non poter riaprire le proprie attività al termine dell’emergenza. Per questo attendiamo ulteriori misure per venire in aiuto agli imprenditori che in queste condizioni sono impegnati nel contenimento dei danni e a resistere sul mercato. Dopo queste prime misure andrà quindi affrontata la fase due con ulteriori interventi e, a emergenza sanitaria conclusa, saranno necessari provvedimenti dedicati agli indennizzi per i danni subiti dalle imprese e a rilanciare l’attività“.

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