Studenti bolognesi e il pranzo a Venezia: il conto è salatissimo!

Studenti bolognesi e il pranzo a Venezia: il conto è salatissimo!

E’ accaduto proprio il 20 gennaio, quando un salasso clamoroso si è ‘abbattuto’ nel conto di quattro studenti giapponesi iscritti all’Università di Bologna. I ragazzi erano in gita a Venezia e lì hanno deciso di pranzare in un ristorante nei pressi di San Marco: il conto, però, li ha fatti sobbalzare.

Totale? Millecento euro. No, mica bruscolini: del resto, per un pranzo molto abbondante sarebbe potuta andare. Ma per tre bistecche e un fritto misto di pesce, qualcosina è sfuggito. Non ai proprietari, che di certo non hanno rincarato la propria merce, ma ai poveri studenti che si son visti sfilare delle portate mozzafiato, quasi quanto il saldo da pagare.

Galeotta fu quell’osteria nella zona delle Merceria, nella quale i giovani giapponesi si sono ritrovati a pranzare: subito sono scattate le proteste vivaci del gruppo, che non ha smesso un istante di contestare quella cifra. Ovviamente, subito dopo averla pagata. Tutta la storia è stata resa nota da Marco Gasparinetti, che ne ha parlato a nome della piattaforma civica ‘Gruppo 25 Aprile’: pare sia sfuggito a una guida turistica che accompagnava l’allegra combriccola. Per fortuna, l’operatore ha mangiato in altro luogo.

La trattoria è gestita da un signore egiziano, ma egli stesso ha subito negato tutto. “Non ho mai avuto problemi con i clienti giapponesi”, ha ribadito. Ma prima di gridare alla ‘fake news’, c’è una denuncia della Questura di Bologna che pende nei suoi confronti: i ragazzi sono scesi in città e subito hanno denunciato il fatto. Lo scontrino è stato sventolato loro nei primi giorni del mese di gennaio, e non è certamente la prima: a novembre, un altro gruppo di asiatici ha speso addirittura 560 euro per un semplice pranzo a base di pesce in una trattoria sempre vicino San Marco. Ecco: lì è stato un gioco subdolo del gestore del locale, che ha sfruttato il fatto che i turisti non parlassero un italiano perfetto. Anzi: che non ne sapessero proprio nulla.

 

L’inghippo è stato prontamente svelato e messo a verbale: nello scontrino non c’era una singola pietanza ordinata dai clienti, fattore che ha poi concluso la vertenza a favore del gruppo. Certo, un po’ di previa attenzione non avrebbe guastato. E certo, la prossima volta ci penseranno prima di cenare nei pressi di San Marco. Ovviamente, tutto ciò non giustifica l’operato dei ristoratori: il ‘caro vita’ di Venezia è qualcosa che va normalizzato, e soprattutto controllato. Bologna, dal canto suo, ha riaccolto i giovani sfortunati e promesso loro un po’ di tranquillità. Economica e non.

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