Bologna: boom di bar e ristoranti, ma 1 su 2 chiude

Bologna: boom di bar e ristoranti, ma 1 su 2 chiude

La rivoluzione del «food» continua a investire la città, cambiando volto e profilo commerciale al centro di Bologna. L’onda del cibo ha toccato tutto il Comune, modificando lo status quo anche dell’area metropolitana. Le attività di ristorazione di Bologna e provincia sono aumentate dal 2011 al 2015 di 317 unità (195 nel comune) raggiungendo le 2.720 unità nell’area metropolitana (sono 1.276 nel capoluogo). Nell’ultimo lustro i bar e gli esercizi senza cucina sono cresciuti di 91 unità (67 in città) e all’inizio del 2016 ne sono stati censiti ben 2.660.

Il problema è il trend che si registra ultimamente. Oltre la metà dei locali che apre nel giro di 5 anni chiude. Così recitano i dati relativi alla stagione 2011-2015. La vulgata sostiene che in città ormai tutti si lancino nel settore enogastronomico senza paracadute ed esperienza, rischiando di sfracellarsi al suolo ancor prima di compiere un anno di vita. Stando ai dati forniti dalla Camera di Commercio di Bologna il pessimismo trova conferma nei numeri. Delle attività aperte nell’area metropolitana di Bologna nel 2015 hanno chiuso i battenti lo stesso anno 4 bar e 5 ristoranti, mentre sono rimaste attivi in 497 (di cui 262 ristoranti e 235 bar). Risultato simile quello al 2014, in cui hanno cessato l’attività aperta lo stesso anno 4 bar e 6 ristoranti. Andava peggio prima, con cicli di vita di nemmeno un anno per 19 attività nel 2011, 13 nel 2012, 15 nel 2013. È sul medio periodo che le attività sembrano soffrire. In un lustro ne muoiono più della metà. Possono anche rinascere dalla cenere con nuove proposte e diverso nome, ma si tratta appunto di nuove avventure ancora, da mantenere in vita in un contesto quanto mai complicato. La storia di bar e ristoranti aperti negli ultimi cinque anni nell’area metropolitana racconta questo. Se si prende in esame il periodo 2011- 2015, si scopre che delle 279 attività iscritte nel 2011 hanno cessato la propria attività 180 (19 il primo anno, 44 il secondo, 58 il terzo, 33 il quarto e 26 il quinto), che equivale al 64,51%. Più della metà dei bar e dei ristoranti aperti nel 2011, cinque anni dopo, nel 2015, aveva già chiuso. Per le attività del 2012 è andata ancora peggio: in soli 4 anni il 66,94% ha abbassato la saracinesca. I dati migliorano (ma gli anni di apertura sono meno) per bar e ristoranti inaugurati nel 2013: ha chiuso solo (si fa per dire) il 42,53% delle attività. Percentuali meno significative si registrano per il 2014 (17,73%) e per il 2015 (3,33%). Resta il fatto che nel quinquennio cominciato nel 2011, al netto delle 37 aziende hanno mutato attività, la quota di cessazioni si assesta al 56,96%. I numeri migliorano, ma di pochissimo, se si prende in analisi il solo capoluogo. Delle attività iscritte nel 2011 (149 unità) dopo cinque anni hanno chiuso in 87, che significa il 58% del totale. La lezione che si impara scorrendo i numeri delle iniziative imprenditoriali legate alla gastronomia nate negli ultimi anni è che inaugurare un bel bar o una buona trattoria è molto più semplice che mantenerli in vita. Che a Bologna comunque si stia spingendo forte sull’acceleratore del cibo e si stia investendo nell’enogastronomia è chiaro. Tra il 2011 e il 2015 in tutta l’area metropolitana sono nate 1.388 attività tra bar e ristoranti (721 nel Comune). Da uno studio recente della Camera di commercio sulla natalità-mortalità delle imprese bolognesi, al 30 settembre 2016 risulta che rispetto a gennaio in città ci sono 448 imprese in più, frutto di 4.390 aperture e 3.942 cessazioni. E a trainare la ripresa si scopre che sono proprio le attività dedicate alla ristorazione, assieme a quelle di alloggio con un più 160 (il commercio, per dire, ne perde 130). La «City of food» continua a sedurre, insomma, ma per non cadere dall’alto di torte e tortellini, servono grandi capacità o un ottimo paracadute.

Leave a Reply

Your email address will not be published.