Emilia Romagna, la sanità passa dai trapianti

La regione è tra le prime in Italia per numero di donatori e di trapianti. In Emilia Romagna diminuiscono le liste d’attesa, e la sanità è al top

Emilia Romagna, la sanità passa dai trapianti

L’Emilia Romagna è tra le regioni più virtuose in materia di sanità, non solo per quel che riguarda la reputazione che gli ospedali emiliani sono riusciti ad ottenere nel corso degli anni, ma anche in merito a quanto “testimoniato” dai numeri. Nell’arco del 2016, nel territorio regionale sono aumentati del 20% i donatori di organi, mentre l’incremento dei trapianti di quasi il 25% ha prodotto una velocizzazione delle liste d’attesa, composte per il 50% da pazienti provenienti da altre regioni. La sensibilizzazione è capillare anche nel tessuto cittadino, visto che sono oltre 276mila i residenti in regione che hanno verbalizzato la volontà di donare organi e tessuti.

Numeri che “sorridono”, emersi dal Report annuale del Centro riferimento trapianti dell’Emilia Romagna incrociati con i dati contenuti nel database del Centro Nazionale Trapianti. L’elenco, aggiornato allo scorso 3 aprile e rielaborato dal Servizio statistico dell’Emilia-Romagna, piazza la regione tra le prime in Italia, in compagnia della Valle d’Aosta, sia per la “densità” di consensi che di dichiarazioni rilasciate in rapporto al numero di abitanti. Le statistiche evidenziano anche che non si tratta di un risultato casuale, ma è il frutto di un lavoro costante di sensibilizzazione della popolazione da parte sia degli Enti locali che delle onlus presenti sul territorio. La soddisfazione del numero uno della Regione, Stefano Bonaccini, è però orientata al futuro, che potrebbe prevedere anche la creazione di un polo per il trapianto di rene da cadavere: «Questi numeri fanno onore alla nostra comunità, testimoniandone la sensibilità rispetto ad un tema di enorme importanza che tocca da vicino la salute di tante persone. Sono inoltre riprova dell’altissimo valore del nostro sistema regionale, sul quale investiamo sia per le strutture che per le attrezzature diagnostiche e di cura».

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I tratti distintivi del sistema sanitario emiliano sono sottolineati dall’incremento del numero dei donatori, dai 99 del 2014 ai 142 del 2016, e questo ha reso anche possibile le prime 5 donazioni a cuore fermo, a dimostrazione della qualità delle competenze e delle tecnologie presenti sul territorio. L’attività di informazione e “formazione” del cittadino ha anche ridotto sensibilmente i mancati consensi alle donazioni degli organi dei defunti. In questo caso, l’Emilia Romagna scende al di sotto della media nazionale, piazzandosi al 26,1% contro il 30,3% del resto d’Italia. A rendere ancor più virtuosa la regione ci ha pensato il Governo locale: l’Emilia Romagna è infatti in cima alle classifiche anche per quel che riguarda il numero di Comuni in cui è possibile autorizzare la donazione di organi e tessuti durante il rilascio della carta d’identità. I centri abitati in cui è possibile questa operazione sono ben 242, un numero in costante aggiornamento in virtù dell’opera di formazione del personale e di sensibilizzazione della cittadinanza cominciata mesi addietro.

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