Droghe leggere, le cure emiliane con la cannabis

Duecento pazienti alleviano il dolore con metodi alternativi

Droghe leggere, le cure emiliane con la cannabis

Si è discusso tanto in Italia di legalizzazione delle droghe leggere. Se ne è parlato in tv, se ne parla ancora nelle cosiddette “stanze dei bottoni”. In Parlamento già dal 2013 si sono registrati svariati tentativi di modificare il testo di legge, ma con scarsi risultati. Nel frattempo, però, c’è chi sperimenta la somministrazione terapeutica di cannabis al fine di alleviare il dolore. Da questo punto di vista, l’Emilia Romagna è all’avanguardia e ha colto da subito l’apertura legislativa, somministrando la sostanza ad un totale di quasi 200 pazienti. Può sembrare un numero esiguo a fronte della pletora di pazienti presenti sul territorio, ma l’uso secondo terapia per alleviare i dolori derivanti dalla sclerosi multipla e dai dolori neuropatici è argomento che interessa un gran numero di cittadini, che su diversi fronti si informano su eventuali percorsi alternativi di terapia rispetto alla farmacia tradizionale o sulla presenza di convenzioni che non incidano ulteriormente sulle finanze delle famiglie dei pazienti.

Dei 200 pazienti emiliani che fanno uso di cannabis, si registra una maggioranza femminile, con un’età media che supera i 56 anni, ma tutti ci tengono a non definirsi drogati. Chi utilizza le proprietà della marijuana – altro nome della canapa, già nota per i suoi benefici nel corso dei millenni – non lo fa per dipendenza, ma per combattere nel rispetto della legge il dolore, come evidenziato dalla portavoce del “Gruppo dolore e cannabis terapeutica”, Elisabetta Biavati. Dal punto di vista medico, è importante ricordare che non tutti possono accedere ad una prescrizione di cannabis, che i medici adottano solo nei casi in cui la medicina convenzionale non riesce ad alleviare nella giusta misura i dolori dei pazienti.

Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna

Dall’Emilia Romagna si alza un grido differente, che rivaluta una sostanza stupefacente in termini terapeutici e con una somministrazione più naturale di quanto l’immaginario collettivo è abituato a pensare. Senza pensare alla cannabis come il rimedio unico e definitivo a tutti i mali, ma rivalutandola nell’ottica di una nuova opzione – come sottolineato dall’Associazione dei Malati Reumatici dell’Emilia Romagna (AMRER) – la somministrazione terapeutica per via orale o inalatoria degli estratti della pianta può migliorare il trattamento dei malati. Ancora non sono accertati e comprovati, invece, i vantaggi nel trattamenti di artriti e osteoartrosi. Ciononostante, il varco innanzitutto medico e poi politico che parte dal territorio emiliano apre le porte ad una riconsiderazione della marijuana nell’ottica di una medicina integrata e ad una nuova forma di informazione istituzionale che deve veicolare i giusti messaggi tra i cittadini su un uso terapeutico di una sostanza attualmente derubricata come stupefacente.

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