L’evoluzione del riciclo, l’Italia sorride

Il riciclo di rifiuti in Italia cresce, ma i risultanti non sono ancora eccellenti

L’evoluzione del riciclo, l’Italia sorride

L’Italia che si evolve, l’Italia che diventa la nazione del riciclo. È quanto riportato nel rapporto omonimo stilato da FISE Unire e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. La nazione nel corso degli anni ha capito l’importanza del riciclo, tematica che migliora l’impatto ambientale dell’uomo ma che al contempo crea un indotto non indifferente in posti di lavoro. Nel 2014, sono state prodotte 10,6 milioni di tonnellate di materie prime derivanti da 15,6 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui un milione di organico. L’italiano medio è ormai abituato al ciclo del riciclo, che comprende anche imballaggi e rifiuti domestici. Solo il 10% degli scarti finiscono negli inceneritori, soprattutto per quel che concerne legno e carta, mentre nelle discariche finisce “soltanto” l’11% di materiali riciclabili.

Un dato significativo, corroborato dalle percentuali legate al numero effettivo di rifiuti complessivi prodotti su territorio nazionale. Nel 2014, infatti, l’Italia produceva 178 milioni di tonnellate di rifiuti, e nonostante l’aumento della produzione, la raccolta differenziata e l’incremento esponenziale del mercato riguardante i materiali secondari hanno migliorato in maniera sensibile l’impatto ambientale dello sfrenato consumismo a cui è sottoposto anche il cittadino italiano.

Nonostante i dati confortanti, però, la strada da fare è ancora tanta. Dal 2013 al 2014, la produzione di materie prime derivanti dal riciclo è salita del 2%, ma sono molteplici le ricadute che possono derivare anche e soprattutto dall’innovazione tecnologica, che produrrà anche la competitività tra le imprese. La Commissione Europea stima che il miglioramento dell’utilizzo delle risorse e quindi una produzione meno massiccia di rifiuti, potrebbero far risparmiare all’industria continentale 630 miliardi di euro all’anno, riducendo il fabbisogno di fattori produttivi fino al 24% entro il 2030.

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Entrando nel dettaglio, il rapporto “L’Italia del Riciclo 2016”, evidenzia una crescita, lieve ma continua, di quasi tutti i materiali riciclabili, ad eccezione dell’alluminio e del riciclo sull’immesso al consumo. Le eccellenze italiane arrivano da carta, acciaio e vetro, che i cittadini ormai smaltiscono abitualmente traendo anche vantaggio dalla raccolta porta a porta. Positivi anche i trend di legno, plastica e imballaggi, che sono cresciuti in media tra il 5 e il 10%. Con le stesse percentuali crescono il riciclo degli pneumatici fuori uso e la frazione organica. Secondo le stime, poi, ogni italiano all’anno ricicla più di 4 chili di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’apporto meno importante arriva dall’automotive, che non riesce a raggiungere il target del 95% di riciclo, attestandosi all’83% di smaltimento dei veicoli fuori uso.

Dati e percentuali ci mostrano come l’azienda italiana è riuscita a raggiungere livelli di eccellenza in Europa, ma il fattore da migliorare è senza dubbio il riciclo dei rifiuti urbani, che stenta a decollare ed è fermo al 43%.

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