L’attacco decisivo contro Epatite C e AIDS

L’attacco decisivo contro Epatite C e AIDS

å]ÀTemibili e pericolose come poche, le malattie infettive trasmesse da virus dotati di grande astuzia nel mutare il proprio assetto antigenico. Epatite C (HCV) e AIDS (HIV) hanno drammaticamente segnato la storia della medicina e dell’umanità degli ultimi trent’anni per il loro spaventoso impatto sociale, di salute pubblica ed economico, cambiando per sempre il volto della Virologia. Ma negli ultimi anni proprio su questo fronte si sono registrati alcuni dei maggiori successi della ricerca che hanno portato risultati in termini di aspettativa e qualità di vita impensabili fino a pochi anni fa.

«Nella ricerca contro le malattie infettive bisogna porsi obiettivi ambiziosi: non accontentarsi di mettere a punto terapie innovative, ma attivare una strategia complessiva che permetta la prevenzione, il contenimento e quando possibile l’eradicazione di queste due malattie», afferma Daria Hazuda, una tra le più accreditate ricercatrici a livello internazionale, World Wide Discovery Head of Antiviral and Infectious Disease Research, Laboratori di Ricerca Merck. «La ricerca MSD non si ferma e al momento i farmaci di seconda generazione della nostra pipeline sono molto promettenti: non solo più efficaci anche sui virus mutati e quindi meno propensi ad indurre resistenza, ma anche più rispettosi della qualità di vita dei pazienti, perché con meno effetti collaterali».

Contenere l’infezione ed eradicare il virus: questi i traguardi sempre più vicini grazie alle molecole di cui già disponiamo e a quelle in sviluppo. Contro l’Epatite C l’avvento di boceprevir, inibitore della proteasi che punta direttamente al cuore del virus, con una percentuale di guarigione di circa il 70%, permette oggi l’eradicazione del genotipo 1. Mentre per quanto riguarda l’AIDS è un risultato di enorme importanza la possibilità, grazie agli inibitori dell’integrasi, di poter usare la terapia antiretrovirale in una popolazione di pazienti che tende a invecchiare, senza problemi di interazione con altri farmaci.

Ora la sfida è avviare le terapie prima possibile e anche per questo è insostituibile il ruolo dei media: una delle priorità indicate dai ricercatori è quella di informare le persone con Epatite C, in particolare le categorie fragili, come pazienti diabetici e donne in menopausa, sulla possibilità di essere curate efficacemente e sull’urgenza di farlo da subito per non andare incontro a complicanze drammatiche della patologia come cirrosi ed epatocarcinoma.

Proprio alla ricerca, l’innovazione e le future prospettive nel campo della Virologia, è dedicata la sesta edizione del Premio giornalistico “Riccardo Tomassetti” promosso dal Master di I livello “Le Scienze della vita nel Giornalismo e nei rapporti Politico-Istituzionali” (SGP) della Sapienza Università di Roma e sostenuto da MSD Italia, destinato ad un giovane giornalista che avrà realizzato il miglior servizio su questi argomenti.

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«Con questa edizione il Premio torna alla sua vocazione originaria, quella della divulgazione sull’AIDS, anche se poi nel corso degli ultimi anni i temi oggetto del Premio sono stati allargati alla ricerca biomedica in generale – afferma Silvia Bonaccorsi, Professore ordinario di Genetica alla Sapienza Università di Roma – è un ritorno alle origini ma anche un riconoscimento della centralità che le ricerche nell’ambito della Virologia hanno mantenuto, al di là dell’emergenza HIV, data la rilevanza epidemiologica delle patologie virali a livello globale».

L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone infette da HCV: le stime parlano di un 3% della popolazione entrato in contatto con il virus. Ben 7 le varianti virali variamente distribuite nel mondo che rispondono in modo diverso alle terapie antivirali.

Vera e propria pandemia quella provocata dalla Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, l’AIDS, che in tre decenni ha portato a morte ben 25 milioni di persone. Attualmente si stima che oltre 34 milioni di individui convivano con l’infezione da HIV.

«Si calcola che almeno 1 milione di italiani siano portatori cronici dell’infezione da virus dell’Epatite C e che di questi 1/3 abbia sviluppato o stia sviluppando importanti malattie del fegato. La maggior parte di queste persone ha contratto l’infezione negli Anni ’70-’80 attraverso trasfusioni di sangue infetto in un periodo in cui non erano disponibili i test sierologici per lo screening dei donatori, oppure – dichiara Massimo Colombo, Direttore del Dipartimento Medicina Specialistica e Trapianto di Organi all’Ospedale Maggiore di Milano e all’Università degli Studi di Milano – attraverso l’uso di materiale sanitario riciclato. Un’altra quota di persone stimabile in 200.000-300.000 individui ha contratto l’infezione a causa di comportamenti a rischio. Al gruppo di infetti italiani bisogna aggiungere un sostanzioso numero di migranti provenienti da aree geografiche con tassi elevati di infezione da Epatite C, stimato attorno ai 50 casi su 100.000 persone».

Mai per nessuna patologia la ricerca di base, clinica e farmacologica è riuscita a mettere in campo con sforzi inauditi e in pochi anni una fortunata sequenza di molecole di successo, capostipiti di trattamenti salvavita, come per l’Epatite C e l’AIDS. La svolta epocale nel trattamento dell’Epatite C è rappresentata dall’avvento degli inibitori della proteasi, come boceprevir, una classe di molecole che consente addirittura l’eradicazione del genotipo 1 dell’HCV, il più diffuso e il più difficile da trattare.

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«Gli inibitori della proteasi agiscono bloccando l’enzima proteasi che partecipa alla riproduzione dell’HCV: se l’enzima viene bloccato, il virus non è in grado di riprodursi normalmente e l’infezione viene rallentata – spiega Giovanni Di Perri, Professore straordinario di Malattie Infettive e Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Torino – utilizzati come terzo farmaco in aggiunta all’opzione terapeutica standard con interferone peghilato e ribavirina, questi farmaci incrementano l’efficacia dal 40-50% a valori che superano il 70%, in misura quasi raddoppiata».

Un’opportunità terapeutica che i medici e i sistemi sanitari devono saper cogliere senza indugi, perché il mancato trattamento o, peggio, il drop out terapeutico espone i pazienti a rischi di complicanze tragiche e a un aggravio di costi sanitari e sociali. Anche nel caso dell’AIDS l’imperativo resta quello di iniziare le terapie prima possibile e oggi lo si può fare grazie a farmaci sempre più efficaci e con un profilo migliore in termini di tollerabilità e interazione con altri farmaci.

«Le popolazioni invecchiando presentano dei problemi, come quelli cardiovascolari, il diabete, di comorbilità come l’Epatite C in concomitanza con l’HIV e quindi in questi casi occorre conciliare la terapia antiretrovirale con altre terapie – osserva Di Perri – da questo punto di vista non tutte le terapie antiretrovirali sono uguali perché ci possono essere problemi di interazione farmacologica o intolleranze che si rendono palesi in certi soggetti. Gli inibitori dell’integrasi sono un grande successo in quanto classe di farmaci davvero ben tollerata e in grado di garantire un’efficacia immunovirologica di vertice, con un potenziale interattivo con altre terapie molto minore rispetto ad altre classi».

Le più recenti innovazioni terapeutiche contro le infezioni da HIV e HCV sono state rese disponibili da MSD, azienda che ha fatto la storia delle terapie in Virologia. Una storia costellata di successi e traguardi importanti che prosegue con una pipeline degna del patrimonio passato aperta a scenari che rivoluzioneranno ancora una volta il mutevole campo della Virologia.

Il Premio giornalistico “Riccardo Tomassetti” è patrocinato dall’Associazione pazienti con Epatite e malattie del fegato, EpaC Associazione Onlus, e dalle più importanti Associazioni di lotta all’HIV/AIDS, Anlaids Onlus, C.I.C.A., Nadir Onlus e NPS – Network Persone Sieropositive Italia Onlus.

Per maggiori informazioni: www.premiotomassetti.it

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