Sesso in cambio di permesso di soggiorno. Ex poliziotto in prigione

Sesso in cambio di permesso di soggiorno. Ex poliziotto in prigione

Bologna Poliziotto Sesso Permessi SoggiornoFavorisca patente e libretto”, poi guardava la statura, le curve, non quelle della strada e forse anche gli occhi. Così verrebbe da immaginare uno che nella vita, munito di divisa, otteneva favori di natura sessuale. La storia non è andata proprio così. Si tratta di Claudio D’Orazi, il poliziotto che è stato condannato dal gup di Bologna Bruno Perla in rito abbreviato a sei anni e otto mesi.  Si sarebbe macchiato del reato di concussione sessuale.

Conosceva le ragazze, straniere, in attesa di permesso di soggiorno,  all’ufficio immigrazione della questura di Bologna dove prestava servizio come assistente capo.  Lì, in cambio di prestazioni sessuali, avviava una specie di corsia preferenziale sulle pratiche che rilasciavano i permessi alle donne. Un richiamo all’antico “do ut des”, solo che per un espediente del genere, il poliziotto cesenate ha non soltanto abusato del suo ruolo, ma si è anche reso autore di concussione.

Sarebbero sei gli episodi verificatisi nei riguardi di due donne, una della quali si è costituita parte civile, così come hanno riportato le indagini del procuratore aggiunto Valter Giovannini e del sostituto procuratore Lorenzo Gestri.

Claudio d’Orazi, agiva in questo modo.  Vestendosi di autorità, non si era limitato a contattare le giovani donne, ma anche a fare visita nelle loro abitazioni promettendo loro i documenti necessari per la permanenza in Italia, in cambio di coccole erotiche e prestazioni. Gli accertamenti erano scattati nel settembre del 2011 in seguito ad una segnalazione riportata al dirigente dell’ufficio.

Nel marzo del 2012 l’ex poliziotto venne, poi arrestato. Abuso di potere, non inusuale, né sconcertante, a passo con i tempi. L’unico suo neo, è stato quello di non far parte del governo italiano, luogo ove tutto è possibile. Vale, perciò qui, il proverbio, quello bolognese. Ci sta, tutto ed è il caso di dirlo, “tira di più un pelo di donna che un carro di buoi”.

Rachele Minichino

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