Operacion Puerto: Ivan Basso “vuota le sacche”

Operacion Puerto: Ivan Basso “vuota le sacche”

Ivan Basso Operacion Puerto

Non si arresta il fiume in piena dell’Operacion Puerto. Un carnevale di scheletri nell’armadio che stanno facendo la loro macabra sfilata.

È stato ascoltato Ivan Basso, il varesino che aveva ha già scontato due anni di allontanamento dalla competizioni ciclistiche. Al Tribunale penale di Madrid, presso la sezione numero 21, Basso giura di dire la verità, soltanto la verità e ricorda a tutti di avere un sogno nel cassetto, un sogno che faceva da bambino, “diventare il corridore più forte del mondo”. Poi quel sogno sarà sceso a patti con il diavolo, si è infranto tra sacche di sangue e ormoni.  Già nel 2007, quando era stato interrogato dal Coni, aveva ammesso di aver avuto rapporti con il medico Eufemiano Fuentes, conseguenza, la doppia condanna, sportiva e penale, aggiunge che “In tutta questa storia penso di essere l’unico ad aver subito due sanzioni”.

Non l’unico ad usufruire di sostanze illecite, ancora una volta le carte che inchiodano. L’avvocato Manolo Saiz, nonché direttore sportivo della società Liberty e arrestato con il medico Fuentes nel 2006, gli ha mostrato uno scritto contenente la ricetta per fare un buon dolce: “Bisogna portargli 2 sacche di plasma, 3 unità di ormoni, 10 cerotti di testosterone e il numero del conto della banca svizzera”. Non si pensa ad una nuova sospensione, ma è chiara che l’immagine pulita dell’atleta varesino è ormai minata. Minato è anche questo ciclismo che finisce sempre nell’occhio del ciclone doping.

Quello che desta non pochi interrogativi è certamente il fatto che Fuentes non collaborava soltanto con i ciclisti, anzi avrebbe parlato anche di calciatori e di tennisti che però sono, a quanto pare, intoccabili. Probabilmente, a essere martoriato è uno sport, come il ciclismo, che vuole essere pulito e leale. Ma a smuovere le acque è solo il mondo delle due ruote, altrove, regna sovrano il silenzio. I nomi non escono, vengono tirati a sorte, come nel gioco della tombola, quelli che fanno più audience, gli altri restano innominati o signori nessuno. D’altra parte l’uso del passaporto biologico è molto limitato nello sport del calcio. Sarà perché è uno strumento antidoping efficace?

John Fahey, il presidente dell’Agenzia mondiale antidoping incoraggia gli sport ad entrare in questa ottica. Al momento sono soltanto 25 a servirsi di questo strumento. Uno tra questi il ciclismo, che negli ultimi trenta anni è stato offuscato da scandali e da relative sanzioni. Se la legge è uguale per tutti, allora speriamo che si faccia più chiarezza sull’Operacion Puerto, che chi ha barato, paghi, e che tutti gli sport, come il ciclismo, si investano di senso etico e civico.

Rachele Minichino

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