Il Cavaliere galoppa e incalza chi trotterella, ecco cosa ci dicono i sondaggi

Il Cavaliere galoppa e incalza chi trotterella, ecco cosa ci dicono i sondaggi

BOLOGNA, 6 FEBBRAIO – Venti giorni soltanto dal fatidico conteggio che deciderà quale “delfino” tra i vari partiti e liste, possibili eredi di un re che non c’è, salirà a governare l’Italia. Politici e faccendieri poliedrici corrono e si scotennano come non mai per dare l’ultimo colpo di positività ad una campagna elettorale che ha sfiancato ognissanto compreso.

Chi votare, perché votare, sono le solite domande che attraversano e sventrano la mente di tutti coloro avente diritto: forse mai come in questo giro di urne, la storia d’Italia ha presentato uno scenario di partiti e personalità politiche tanto imbarazzante quanto inadeguato. La stupidità, o per essere un pelo più francesi ed eleganti, la mancanza di senno da parte dei candidati e dei loro compagni di partito (o di lista, pardon, come ora fa “moda” chiamare i partiti nascenti) si dimostra nella corsa esiziale che tutti stanno facendo per ottenere lo scranno di Premier, in un governo che si preannuncia fallimentare già in partenza per vari motivi: maggioranza risibile (causa “porcellum”),  la crisi, ormai tragica, che coinvolge inesorabilmente tutti gli strati della società italiana, e una ripresa sempre annunciata ma di cui non si vede barlume). In poche parole i vari partiti, coi rispettivi candidati, dovrebbero correre, in questa campagna elettorale, per non essere eletti – invece fanno di tutto per vincere ed essere condannati alla gogna.

L’unico che sembra aver capito (anche questa volta) pare essere l’eterno cavaliere, Silvio Berlusconi. Nuovi “colpi di frusta” lo hanno fatto balzare nei sondaggi, permettendo di riacquistare prestigio al suo bel partito guasto e sgangherato. Coi fedelissimi tutti schierati al suo fianco,  qualche appariscente epurazione, e l’urlo «via l’Imu agli italiani», l’ex premier è in grado di far credere che, anche questa volta, può farcela. Tanto che Bersani e Monti non sono più tanto sicuri di come andrà a finire questa strana storia elettorale, così da escogitare fantomatiche alleanze post-25 febbraio. In realtà Berlusconi vuole solo accertarsi di avere il numero minimo di votanti per entrare in parlamento e rendere ancor più breve, la breve vita designata per il futuro governo.

Un recentissimo sondaggio di Renato  Mannheimer evidenza che 4 italiani su 10 hanno accolto di buon grado l’ultima sparata del cavaliere (quella sull’Imu), ma solo 1 su 4 ritene che la promessa si trasformi in realtà. Inoltre, sempre lo stesso sondaggio, rivela che la “mossa-Imu” ha rafforzato il Pdl per un numero di voti che vacilla tra 100 e  120 mila, ossia il 4% di fetta del super-gruppo degli indecisi. Quindi: Berlusconi sfiduciato, o Berlusconi accontentato?

Ma ciò che deprime ulteriormente l’intera vicenda, è che per l’ennesima volta si andrà a votare per il Menopeggio. Ancora una volta per non disperdere un voto. Ancora una volta per abitudine o perché ce lo ha detto Benigni alla tv che votare “è importante”. O forse perché qualcuno un tempo ha avuto il coraggio di immolare la propria vita per questo diritto meraviglioso ( e così fiabesco, aggiungerei ) che è la sovranità popolare, in poche parole: democrazia, quindi giustizia in ogni campo della vita.

Lorenzo Battaglia

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