Schettino in tribunale per il ricorso contro il licenziamento: «Spero di tornare al timone»

Schettino in tribunale per il ricorso contro il licenziamento: «Spero di tornare al timone»

Schettino condannato a 2697 anni di carcereTORRE ANNUNZIATA, 30 GENNAIO – Francesco Schettino vuole tornare a guidare una nave. L’ex comandante della Costa Concordia, la nave da crociera naufragata il 13 gennaio del 2012 nei pressi dell’Isola del Giglio causando 32 morti e 110 feriti, si è ripresentato al tribunale civile di Torre Annunziata per chiedere di venire reintegrato in servizio, opponendo ricorso contro il licenziamento proposto da Costa Crociere.

Il giudice Emanuele Rocco, dopo quasi un’ora e mezza di udienza, dalle 9 alle 10.20, ha deciso di prendersi non più di dieci giorni di tempo per deliberare, informando le parti in causa che la sentenza «sarà depositata in cancelleria mercoledì 6 o al massimo venerdì 8 febbraio».

«Non mi sento un perseguitato, però spero che un giorno possa tornare al timone di una nave» ha dichiarato Schettino ai giornalisti.

Il legale di Schettino, l’avvocato Rosario D’Orazio, ha contestato sia le accuse sull’inchino che il Comandante avrebbe eseguito, sia le accuse sull’abbandono della nave: «Non parliamo di inchino. Si tratta di una rotta “avvicinatoria”, sono procedure usuali nelle crociere» riporta Ansa. «L’articolo 303 del codice della navigazione che prevede che il comandante, prima di dichiarare l’abbandono della nave, è obbligato a tentare di salvare la stessa. È proprio quello che ha fatto il comandante Schettino, che prima ha tentato di “spiaggiare” la nave e poi è sceso quando la stessa era in sicurezza, “parcheggiata”. Non solo: ci sono testimonianze di persone che sostengono che il comandante sia stato l’ultimo a lasciare la nave dal suo lato. E poi sfido chiunque a restare a bordo su un’imbarcazione inclinata di almeno 90 gradi».

L’avvocato, infine, ha dichiarato su Repubblica la sua intenzione di battersi «fino alla fine perché Francesco Schettino non resti l’unico mostro di una sciagura immane. Quella notte, quando la nave finì sugli scogli dell’Isola del Giglio, ci furono anche altri responsabili, ed è una verità che dovrà saltare fuori».

Giovanni Gaeta

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