Violenza e manganelli sul collettivo. Sgomberato il centro sociale Bartleby

Violenza e manganelli sul collettivo. Sgomberato il centro sociale Bartleby

Bartleby Polizia Scontri BolognaBOLOGNA, 25 GENNAIO – “Bartleby si è dimostrato per quello che è: un covo di ragazzini viziati che pretendono con la violenza e contro ogni regola di ottenere spazi gratis. (…) Spero che le manganellate, che magari faranno anche bene, siano state almeno sufficienti a far capire che la violenza non può essere tollerata e se non esiste un Comune, connivente con le frange dell’estrema sinistra, per fortuna esiste uno Stato”. Questo il commento a caldo di Marco Lisei, Presidente del Gruppo Consiliare Pdl, dopo gli scontri avvenuti martedì in via San Petronio Vecchio a Bologna. Erano le sei del mattino quando le forze dell’ordine hanno iniziato l’operazione di sgombero dello storico centro sociale della città, operazione culminata con il sigillo della porte d’ingresso del locale con mattoni e cemento.

“L’ateneo è stato costretto a pagare le penali e se non si procedeva così sarebbero stati a rischio i finanziamenti” ha commentato il Rettore dell’Università aggiungendo che il collettivo occupava abusivamente i locali dal 2011.

La reazione dei ragazzi non si è fatta attendere; prima è partito un corteo  dalle strade del centro verso via San Petronio Vecchio dove i manifestanti, tentando di forzare i cordoni delle forze dell’ordine, – che erano lì a bloccare l’accesso alla strada – si sono beccati le manganellate: sei i feriti,  un poliziotto e cinque giovani manifestanti. Poi, rientrati in corteo, i ragazzi hanno occupato la facoltà di Lettere di via Zamboni. “Ci trasferiamo qui” avverte il collettivo in una nota, e aggiunge “Non la scamperà il Rettore Dionigi e non la scamperà il Pd, che ha il preciso intento di trasformare Bologna in una vetrina per turisti. Il loro piano consiste nel chiudere ogni spazio a chi resiste collettivamente (…), a chi cerca spazi di libertà e a chi crea innovazione”.

L’azione di martedì era stata in un certo senso preannunciata da una provocazione che nei giorni scorsi la Giunta aveva lanciato ai giovani: trasferirsi in un’altra sede, un capannone in zona Roveri, in periferia, a sei km dalla città che dunque non sarebbe stata idonea alle attività culturali portate avanti da Bartleby.

In via San Petronio ieri mattina è arrivata anche Cathy La Torre, consigliere vendoliano al Comune, che ha dichiarato: “La città e la cultura giovanile perdono una gran risorsa. (…) In questo modo si uccidono realtà importanti e si tolgono spazi a chi ha prodotto aggregazione e cultura. Una mossa miope”. Il collettivo, in un comunicato pubblicato sul sito internet del Bartleby si esprime così: “(…) I cittadini e le cittadine di Bologna devono interrogarsi sul significato di quei mattoni che chiudono le porte di Barleby. Non è il momento della solidarietà, è invece il momento di rispondere ad un progetto di desertificazione della vita culturale e sociale. (…) Chi offre cultura come vero e proprio diritto alla persona non può esistere. Ognuno lo sappia e ognuno risponda a questo”.

Vanessa Cancelliere

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