Facebook come un giornale: postare insulti costituisce diffamazione aggravata

Facebook come un giornale: postare insulti costituisce diffamazione aggravata

ROMA, 18 GENNAIO – Facebook equivale a un giornale e offendere qualcuno attraverso la propria bacheca costituisce diffamazione aggravata. Postare insulti o esternare livore usando come mezzo i sn d’ora in poi sarà un reato grave quanto farlo attraverso la stampa.

E’ la logica conseguenza di una sentenza emessa dal tribunale di Livorno che ha condannato ad un risarcimento pecuniario di 1000 euro una donna licenziata dal datore di lavoro.

Il provvedimento dei giudici livornesi fa seguito alla controversia sorta fra una giovane di 27 anni licenziata e il suo datore di lavoro, un uomo di origini albanesi. Dopo il licenziamento la giovane aveva pubblicato, o meglio postato, secondo il linguaggio on line, sulla sua bacheca una serie di affermazioni offensive contro l’ex capo e l’azienda. In più aveva anche usato termini denigratori pesanti ed espressioni a sfondo razzista dovute alle origini slave dell’ex capo. Ma l’uomo aveva presentato denuncia e fatto ricorso contro la ex dipendente, i giudici toscani gli hanno dato ragione e hanno condannato la donna. Secondo la corte toscana infatti, in base all’articolo 595, terzo comma del codice penale, la diffamazione va punita più severamente se viene fatta utilizzando qualunque mezzo che permetta una larga diffusione del messaggio. Di fatto costituisce un vero e proprio reato penale per cui si può arrivare a prendere fino a un anno di carcere.

A parte il fatto in sé la deliberazione è importante perchè equipara i social network a giornali, reti televisive e canali radiofonici. Ai mass media in generale insomma che, come dice il termine stesso, permettono di realizzare una comunicazione di massa facendo arrivare notizie, informazioni e anche insulti alla conoscenza di tutti. In base alla sentenza Facebook ha una “diffusione incontrollata” e come tutti i social network infatti permette “la comunicazione con più persone” attraverso l’uso dello “spazio virtuale”. Un mezzo questo che fa diventare di pubblico dominio il pensiero dell’utente e  permette di trasmetterlo a un numero potenzialmente infinito di persone. Un provvedimento importante quindi di cui dovrà tenere conto quanti fino ad ora hanno esternato attraverso i social network le proprie emozioni ed opinioni negative e denigratorie, in sintesi la propria rabbia, verso qualcuno. Chi usa i social network d’ora in poi dovrà fare i conti anche con il codice penale e non solo con la netiquette e il rischio di essere espulsi o cancellati dal sito sarà il male minore.

Antonella Traina

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